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AIA, parla il nuovo presidente Massini: “Autonomia fondamentale, ora arbitri professionisti”

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Lorenzo Beccarisi
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Lorenzo Beccarisi
Oggi alle 19:17Serie A
10.10.2026 19:17Serie A
Il nuovo presidente dell'AIA Francesco Massini parla in conferenza stampa a margine dell'Assemblea Generale svolta quest'oggi a Roma
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

A margine dell’Assemblea Generale AIA svoltasi quest’oggi a Roma in Via Po, il nuovo presidente Francesco Massini è intervenuto in conferenza stampa: “È stata un’elezione lunga con tre candidati, è un’elezione importante dove hanno partecipato al voto 930 aventi diritto al voto su 950. Questo successo che arriva dopo il ballottaggio e al fotofinish rende più bella la vittoria per chi crede ai valori dello sport. È stata una competizione leale, ci siamo confrontati sui temi dell’Associazione perché abbiamo bisogno di tranquillità e serenità per uscire fuori da questa situazione. Abbiamo un percorso chiaro e netto che abbiamo indicato nelle linee programmatiche. Vogliamo l’autonomia e la professionalizzazione degli arbitri di vertice, vogliamo mantenere i principi fondamentali dell’AIA. Abbiamo anche ascoltato tutta l’Associazione, contiamo più di 30 mila associati e sono tutti importanti, dal primo all’ultimo, e a loro è rivolto il mio sguardo e le mie scuse. Dovremo dare di più per far crescere tutti loro, noi siamo utili ma non indispensabili, sono i ragazzi fondamentali. Noi siamo pronti a fare le tante cose che dobbiamo fare seguendo la linea tracciata e che vogliamo proseguire. Girando l’Italia ci siamo arricchiti, in ogni regione e in ogni sezione abbiamo trovato gli spunti da fare nostri. Siamo concentrati sul campo, dobbiamo lasciare sereni gli arbitri e cercheremo di dare tutto l’aiuto possibile. L’autonomia è fondamentale, senza risorse non si va da nessuna parte. L’articolo 32 dello statuto Federale lo spiega molto bene, dobbiamo lavorare in sinergia con la Federazione. La professionalizzazione è imprescindibile e non più rimandabile, meritano le tutele maggiori e migliori possibili. Non chiedono più soldi, ma solo maggiori tutele. I regolamenti devono essere riscritti per essere più chiari, per noi è sempre contato il merito. L’ho detto con forza e lo ripeto qui davanti a voi, l’AIA non aveva bisogno di pacificazione. Ci sono stati momenti difficilissimi e ve lo posso garantire, il merito deve prevalere su tutto e le scelte devono essere fatte solo sul merito. Dobbiamo saper dare la linea per far sì che questo possa avvenire. Non mi sono mai fermato quest'anno, vogliamo andare avanti e siamo sempre aperti perché l’AIA deve essere sempre a disposizione del mondo del calcio nel rispetto reciproco. Noi dobbiamo sempre rispettare e questo lo abbiamo nel DNA, con noi troverete sempre le porte spalancate e questo ve lo do per certo. Ho voglia di cominciare perché c’è tanto da fare, ma noi siamo pronti”.

Il passaggio da vice presidente vicario a questa gratificazione come l’ha vissuto? Cosa ha fatto la differenza in questa elezione?
“In quest’anno ho esercitato tutti i poteri dei vertici dell’AIA e oggi credo di avere un controllo abbastanza importante, mi sento un operaio dell’AIA piuttosto che il presidente. Con la mia squadra ho condivisione assoluta. Se dovessi trovare un motivo per questa vittoria al fotofinish è proprio la freschezza di questa squadra, con dirigenti giovani e questo credo possa esser stato un fattore importante. Bisogna tenere conto anche del resto, c’è un senso di grande responsabilità e la cosa che mi fa piacere è la novità, siamo una classe dirigente nuova e dovremo vedere con speranza a quello che sarà il domani dell’Associazione”.

Ha parlato di professionalizzazione degli arbitri, quali sono le basi del professionismo?
“Noi non abbiamo mai detto di essere contrari, per come era fatta la riforma in passato lo eravamo perché la linea la deve dare l’AIA. Gli arbitri sono l’elemento trainante dell’AIA, un arbitro che arrivare in A deve rimanere all’interno dell’Associazione. Questo è ciò che vogliono anche gli arbitri stessi, noi abbiamo proposto un altro progetto dopo la proposta della FIGC. Il problema o lo affronti o lo subisci, lo affronteremo con la FIGC e lo risolveremo”.

Come pensate di integrare ulteriormente la tecnologia e l’intelligenza artificiale?
“Non siamo mai contrari allo sviluppo che vada verso un miglioramento. Guardo l’intelligenza artificiale con rispetto, ma vorrei sempre mettere davanti l’uomo. Nel terreno di gioco è la stessa cosa, il VAR è imprescindibile ma mi piace vedere l’arbitro che decide in campo. Bisogna guardare al passato per apprendere cose positive e negative, ma dobbiamo essere proiettati verso il futuro. Vorrei che ci fosse sempre l’uomo arbitro al centro, dando a lui i migliori strumenti possibili. Noi abbiamo le migliori eccellenze dal punto di vista arbitrale, ho dei ragazzi fantastici dalla Serie A all’ultima categoria e questo mi riempie il cuore d’orgoglio”.

Si è parlato di professionismo e autonomia. Quali saranno i primi passi concreti?
“Tante cose le abbiamo già messe a regime, il punto di partenza è sempre uno: se non abbiamo risorse diventa poi difficile. I passi sono sicuramente da intraprendere con la Federazione, ci sono una serie di progetti che stiamo portando avanti. Dobbiamo cercare delle risorse, per noi sarebbe importantissimo la sponsorizzazione. L’arbitro è l’unico vettore all’interno di un campo, se riusciamo a valorizzare ciò che porta un arbitro all’interno del campo sarebbe un successo clamoroso. Vedevo che tutte le società dilettantistiche si aprono a delle sponsorizzazioni e delle risorse, creare un’associazione sportiva dilettantistiche può essere un esempio per arrivare a ciò. Per autonomia intendo la possibilità di gestire autonomamente delle risorse perché noi ad oggi dipendiamo dalla Federazione. La professionalizzazione degli arbitri comporta anche una diversa spesa e l’aumento delle spese, quella può essere una risorsa da reinvestire. Ci sono una serie di proposte che abbiamo voglia di presentare”.

Quali sono gli strumenti tecnologici ai quali state pensando?
“Siamo sempre stati molto favorevoli al professionismo arbitrale, da tanti anni c’è un sistema contrattuale piuttosto vecchio che non dà garanzie. Se un arbitro si infortuna non può guadagnare, un professionista non può essere legato solo all’evento, ma deve essere regolarmente retribuito con sistemi di protezione lavorativa. Questo tema è fondamentale da subito, poi noi vogliamo gli arbitri all’interno della classe arbitrale italiana. Questo garantisce equilibrio al sistema, dobbiamo sfruttare maggiori strumenti tecnologici. Se vogliamo raggiungere ancora più risultati dobbiamo investire di più sugli arbitri, altre nazioni europee investono di più. Siamo disponibili con migliorie contrattuali ma per le garanzie, non per un aspetto economico. Dall’altro canto vogliamo strumenti tecnologici ed equipe di professionisti al loro fianco. Noi non abbiamo equipe specializzate come le società di Serie A e Serie B per seguire da un punto di vista fisico e di recupero dagli infortuni, questo non può che far piacere a uno sportivo. L’AIA si affida a dei volontari, noi dobbiamo creare una struttura ben diversa e più adeguata intorno agli arbitri e renderli una vera e propria squadra di calcio”.

Ci può dare un primo parere sulla direzione presa da Orsato? Lo ha già sentito?
“C’è grande soddisfazione per il lavoro di tutta la direzione tecnica, credo che questa sia la linea corretta. L’idea è quella di uniformità a tutti i livelli associativi e devono continuare in questa direzione, sono contento ed estremamente soddisfatto del maggiore tempo effettivo. Ho oltre 600 messaggi sul telefono, ho sentito Orsato e si è congratulato, lo ringrazio. Tutta la sua squadra deve essere concentrata a far bene ogni domenica, penso che sia la linea giusta ed è una linea evolutiva. Sono sempre rimasto contento, a me hanno insegnato che le partite si giocano sempre con due squadre, un pallone e un arbitro, se escludi una componente non si può giocare. Ho all’interno dell’Associazione delle risorse infinite, non è un’AIA da ricostruire. Non abbiamo una decrescita nell’amore per entrare, ma dobbiamo essere bravi a mantenerli. È un percorso, noi non lasciamo indietro nessuno. L’AIA non è fatta da 500 persone ma da 30 mila e noi dobbiamo guardare a tutti loro, deve contare l’amore per l’Associazione. In campo deve andare in più bravo, non chi ha qualcuno che interferisce. A loro l’ho detto, quando abbiamo fatto le nomine tecniche gli abbiamo detto che hanno il nostro futuro nelle loro mani. Quello è il nostro patrimonio, dietro ogni arbitro c’è sempre l’uomo e quello deve venire avanti a tutto. La governance deve dare la linea, ma noi siamo contenti dei nostri arbitri e credo che al mondo non ci sia nulla di paragonabile all’Associazione Italiana Arbitri. Ci sono associati che entrano a 14 anni e sono associati ancora a 90 anni, l’AIA è una magia e una roccaforte di legalità vera. Quando un ragazzo entra nell’Associazione trova il presidente di Sezione che è come un papà, oggi sento che ogni Sezione è come casa mia. Siamo stati divisi in correnti e appartenenze per troppo tempo, deve venire prima l’amore per l’Associazione e per i ragazzi. Perché abbiamo messo sezioni e governance? C’è una visione ed è tutto legato”.

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