Bologna, Libra è un talento da non perdere: Palladino cerca la chiave
Da Caracas ai portici di Bologna, passando per Modena e per tutta la trafila del settore giovanile rossoblù. La storia di Marco Libra è quella di un ragazzo arrivato giovanissimo in Italia e cresciuto fino ad affacciarsi, a soli diciotto anni, sul palcoscenico della Serie A. Ma proprio adesso, nel momento in cui sembrava pronto a compiere il passo successivo, il percorso del venezuelano potrebbe incontrare una nuova curva.
Il precampionato aveva acceso i riflettori su Libra, poi è arrivato il debutto tra i grandi. Infine, contro il Sassuolo, anche un episodio destinato a restare negli highlights della sua prima stagione: il tiro del centrocampista ha dato origine all’azione del gol di Dovbyk, quello che ha permesso al Bologna di riacciuffare la partita. Tre segnali ravvicinati che sembravano indicare una direzione precisa: Libra non era più soltanto una promessa del vivaio, ma un giovane pronto a ritagliarsi spazio.
Nel frattempo, però, è cambiato tutto. A spingere maggiormente sul suo inserimento era stato Domenico Tedesco, che aveva individuato nel venezuelano uno dei profili da accompagnare gradualmente verso il calcio dei grandi. Il cambio in panchina ha inevitabilmente modificato anche le prospettive del classe 2008. Ora toccherà a Raffaele Palladino capire dove e come collocarlo all’interno del nuovo Bologna.
Il primo indizio è arrivato dalla disposizione tattica scelta contro il Torino. Il 3-4-3 del nuovo allenatore ridisegna infatti gli spazi e, soprattutto, mette Libra di fronte a una concorrenza particolarmente affollata. Nato mezzala, il venezuelano rischia di trovarsi stretto tra due reparti: in mezzo ci sono Ferguson, Moro, Pobega, El Azzouzi e Amondarain, mentre sulla trequarti esterna e negli ultimi metri gravitano Orsolini, Bernardeschi, Cambiaghi, Mbangula e Odgaard.
Non significa necessariamente che per Libra sia finita la strada verso la prima squadra. Al contrario, potrebbe cominciare proprio adesso una fase diversa della sua crescita: quella in cui non basterà più mostrare qualità, ma servirà trovare una collocazione anche all’interno delle esigenze tattiche dell’allenatore.
Palladino potrebbe quindi avere una doppia responsabilità. Da una parte gestire con pazienza un ragazzo che ha appena compiuto diciotto anni; dall’altra trovare il modo di non disperdere un talento che, nelle prime uscite, ha già mostrato di poter reggere il salto di categoria. Per farlo potrebbe servire anche una piccola trasformazione di Libra, chiamato eventualmente ad adattarsi a zone del campo differenti rispetto a quella in cui è cresciuto.
È ancora troppo presto, però, per parlare di bocciatura o di passo indietro. Una partita con il nuovo allenatore non può cancellare quanto mostrato nei mesi precedenti, così come la concorrenza non rappresenta necessariamente un ostacolo definitivo. Libra ha dalla sua parte l’età, la qualità e soprattutto il tempo per costruirsi il proprio spazio.
Resta però una curiosità inevitabile: dopo aver intravisto con Tedesco una strada abbastanza definita verso la prima squadra, quale sarà quella tracciata da Palladino? Il compito del nuovo allenatore non sarà soltanto trovare minuti per Libra. Sarà capire come trasformare quei minuti in un percorso di crescita. Perché il vero salto, adesso, potrebbe essere proprio questo: fare in modo che il futuro del centrocampo rossoblù non rimanga soltanto una promessa, ma inizi gradualmente a diventare presente.






