Como, l'abbraccio del Sinigaglia per le lacrime di Nico Paz: un coro che sfida il Real
Tutti i presenti al Sinigaglia sono rimasti per alcuni istanti con il fiato sospeso, in preda alla tensione per quegli attimi di attesa. All'assegnazione del penalty dell'arbitro Pairetto, nell'ultimo minuto disponibile dello scontro diretto tra Como e Atalanta, Nico Paz ha imbracciato il pallone e si è incaricato di battere dal dischetto. In assenza del capitano Da Cunha è stato il classe 2004 argentino, in maglia numero 10, presentandosi a duello con Marco Carnesecchi e lasciando partire una conclusione non proprio irresistibile.
Sconforto e disperazione hanno travolto i tifosi presenti sugli spalti, mentre al triplice fischio è stato definita l'impresa dell'Atalanta. Uno 0-0 in 10 contro 11 al Sinigaglia che ha mantenuto immutate le distanze in classifica, lasciando apertissimo ogni discorso per la qualificazione europea. Nico Paz non ha saputo trattenere il turbinio di emozioni ed è scoppiato in lacrime: occhi rossi e lacrime in volto, per quel calcio di rigore avrebbe potuto valere la vittoria e tre punti che avrebbero messo un solco tra il Como e la Dea.
Immediatamente consolato dai suoi compagni di squadra in campo con abbracci e gesti di vicinanza prima del consueto saluto, con applausi annessi, sotto la Curva casalinga. Con la carezza di Cesc Fabregas, ancor prima nei panni di figura 'paterna' che come allenatore ieri. E pochi istanti dopo è arrivato anche la dimostrazione d'affetto della tifoseria di casa, che ha iniziato a inneggiare il 21enne. "Nico, Nico, Nico", i cori spesi prima che rientrasse nei tunnel e nello spogliatoio, per rincuorare il proprio beniamino.
Un abbraccio affettuoso da parte di chi non vorrebbe mai vederlo andar via in estate, sebbene le sirene del Real Madrid siano sempre pronte a richiamare Nico Paz a casa. Intanto il "campione" - come definito da Fabregas - non deve aver paura di tirare un altro calcio di rigore, sebbene sia il terzo su tre calciati ad aver mancato. Anche mostri sacri come Leo Messi al Barcellona e John Terry col Chelsea in finale di Champions League hanno sbagliato, salvo poi ritentare e riuscirvi. De Gregori insegna.











