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Italia, Calafiori: "La maglia data al bimbo? Un'emozione difficile da spiegare"

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Andrea Carlino
Oggi alle 23:04Serie A
autore Andrea Carlino
05.10.2026 23:04Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

L'Italia sconfigge la Turchia per 3-1 nel quarto appuntamento del girone di Nations League. Al termine della sfida disputata al 'Dall'Ara', il difensore azzurro e autore del gol del momentaneo 2-1 Riccardo Calafiori si è concesso ai microfoni di RAI Sport per commentare la gara, le sue prestazioni e le dinamiche tattiche e personali del momento.

Stasera c'è una serata speciale da ricordare nella città che ti ha lanciato (Bologna, ndc) e che è stata il tuo trampolino verso il grande calcio.
"Credo ci sia qualcosa di scritto per me in questa città e in questo stadio: qui avevo esordito proprio contro la Turchia e qui ho segnato il primo gol. È un'emozione difficile da spiegare, ma volevo ringraziare tutti in qualche modo e credo di esserci riuscito abbastanza bene."

Il pareggio della Turchia poteva complicare le cose, e invece...
"Invece abbiamo reagito nella maniera giusta. Devo dire che è stata una partita diversa da quella giocata in Turchia, dove a volte ci avevano un po' sorpreso. Era importante tornare in vantaggio subito dopo e secondo me abbiamo vinto meritatamente."

Ritorni al 'Dall'Ara', dove l'ultima volta avevi segnato persino una doppietta contro la Juventus. Su otto gol realizzati dall'Italia, sei arrivano su azione e ben quattro portano la firma dei difensori: due di Bastoni, uno tuo e uno di Kayode. Portare così tanti uomini in area è il sintomo di un calcio totale.
"Avete detto benissimo, è il sintomo di un'idea collettiva e propositiva che evidentemente mi piace. Come ho detto nella prima intervista contro il Belgio, non è che in tre giorni o in due settimane si possa vedere interamente il lavoro di un mister, però l'idea è quella. Abbiamo provato a fare il massimo, a lavorare, e piano piano i meccanismi entrano. Non voglio dire che abbiamo risolto tutto, ma siamo arrivati a un buon punto e andiamo a giocarci le ultime due partite di novembre."

Gol non tantissimi, ma importanti in questa stagione, come quello segnato nel Community Shield contro il Manchester City. Considerate le tue qualità sia atletiche che tecniche, possiamo alzare un po' la soglia e farne qualcuno in più?
"L'anno scorso, per esempio, sono stato sfortunato e potevo chiudere ad almeno 5-6 gol. Quest'anno la stagione è cominciata abbastanza bene, ma ovviamente, al di là dei numeri, mi interessa l'apporto che do alla squadra. Cerco di stare bene fisicamente: alla fine è quello che conta, perché quando sto bene posso aiutare in tanti modi."

Parlando della tua attitudine nell'interpretare il ruolo: con Thiago Motta qui da centrale diventavi centrocampista e arrivavi fino all'area avversaria; con Arteta parti spesso da terzino per poi tagliare verso il campo, e anche con Mancini o con gli altri allenatori della Nazionale ti inserisci come una mezzala che va ad associarsi con gli attaccanti. È una tua inclinazione naturale?
"Diciamo che tutto è cominciato con Thiago Motta al Bologna, che da centrale mi lasciava molto libero e mi sono trovato benissimo in quella stagione. Poi, appena arrivato all'Arsenal, inizialmente non era proprio così, ma ho parlato con il mister e lui stesso mi ha detto che se ho dentro questo impulso di andare ad attaccare gli spazi devo farlo, perché mi viene naturale. Ovviamente va fatto con la testa, con le idee e nei momenti giusti, ma quando mi lasciano libero riesco ad esprimermi molto meglio."

Parliamo dell'immagine diventata virale dopo la partita contro il Belgio, quando hai regalato la tuta a un giovane tifoso. Ha raccolto milioni di visualizzazioni, anche se c'è sempre qualcuno che ha qualcosa da ridire.
"In quel video mi soffermerei più sulla gioia del bambino: è una cosa difficile da spiegare. Come ho detto in quel commento a cui vi riferite, mi sembra passato un anno e mezzo o due da quando ero così e facevo il matto per Osvaldo o Lamela se mi davano una maglietta. È un'emozione indescrivibile. Rivedendo il video mi sono accorto ancora di più di quanto fosse felice: queste sono le anime pure che ci sono nel mondo, bisogna tenersi strette e coltivare persone così."

Non parlava inglese, com'è andata la comunicazione?
"No, non parlava inglese. Ho provato a comunicare e lui mi diceva cose come 'maglietta', e io gli risondevo di stare tranquillo che gliel'avrei data."

Un'ultima domanda al volo: dato che navighi a quelle altezze, tu a chi lo daresti il Pallone d'Oro?
"No, non vado ad entrare nel merito di queste decisioni! Se la giocano in 2-3 e sapete chi sono, ma quest'anno devo dire che è un po' difficile."

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Immagine editoriale di Enzo Bucchioni
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