Un giovane Sarri: gioco, 'banca' e futuro. Occhio all'Entella di mister Chiappella
Equilibrio, comunicazione e responsabilità". E poi ancora. "Come influenzare l'approccio al modello di gioco attraverso concetti di elasticità, rischio, dinamicità e strategia". Andrea Chiappella ha scritto una tesi da 110 su 110 a Coverciano. E non c'è dubbio alcuno che il tecnico della Virtus Entella applichi ogni goccia della sua teoria sul campo. Perché il classe 1987, la cui tesi dello scorso settembre è intitolata 'Passa la palla e mettila in banca', riparte dai suoi diciotto anni al lavoro in banca per poi fare l'allenatore full time. E questo si rispecchia anche nel gestire la squadra, il gruppo, il gioco, il progetto.
Un giovane Sarri
Un giovane Maurizio Sarri, per percorso e per struttura s'intende, perché prima curava i conti e adesso ha la possibilità grazie prima alla Giana Erminio di sperarlo e adesso al club di Chiavari di realizzarlo, d'essere allenatore a tutti gli effetti. Mica che prima non lo fosse, beninteso, ma l'Entella e la Serie B gli hanno permesso di trovarsi davanti al bivio e di scegliere. Il 'posto fisso', la certezza, perché di speranze e sogni da soli mica si può sempre vivere, o un percorso che gli permetta d'abbinare le due cose? La palla, in banca.
Un progetto low cost e i risultati che arrivano
Chiappella allena la squadra che ha il budget più basso della cadetteria da investire sul mercato e che ha il ventesimo, su venti, monte ingaggi. Le stime dicono 7.573.841 euro, tutta la rosa costa quanto vorrebbe guadagnare col nuovo contratto Federico Dimarco con l'Inter giusto per capirsi. L'Entella milita in B da una stagione eppure per spesa, e resa, è sempre lì. A inseguire, perché è l'espressione di una proprietà virtuosa e ambiziosa ma pratica e pragmatica. E allora Chiappella, alla grande occasione della cadetteria, lui che è sì uomo di conti ma adesso sta dimostrando urbi et orbi d'essere allenatore di gioco e risultati, è l'uomo giusto. Anche perché è giovane, neanche quarant'anni, anche perché ha idee moderne. Centonovantadue panchine in carriera tra Giana Erminio ed Entella, la difesa a tre ma non come dogma, ma come espressione migliore per valorizzare le qualità della sua rosa. Ha giocato pure a quattro, pure col tridente, anche col due trequartisti stretti dietro la punta, sa cucire l'abito giusto per la squadra a disposizione. E i risultati lo confermano. Anche la squadra ha scelto di metter nella cassaforte uno degli allenatori ora meno chiacchierati ma più interessanti del pallone italiano.






