Ruocco: "Ho pensato anche di smettere, ma non l'ho fatto. Sogno la maglia del Napoli"
Fra i protagonisti dell’ottimo avvio del Mantova c’è senza dubbio Francesco Ruocco, centrocampista offensivo, che ai microfoni di Gianlucadimarzio.com si è raccontato partendo dai suoi primi approcci con il calcio: “Sono nato con il pallone, tutto è iniziato fra le vie di Napoli, sono cresciuto guardando i video di Maradona. Li vedevo quando mi svegliavo e quando andavo a dormire, a volte saltavo anche la scuola per studiarli. Poi a dieci anni la mia vita è cambiata, abbiamo detto addio a Napoli per inseguire il mio sogno visto che mi avevano chiamato al Brescia. I miei genitori hanno lasciato tutto per me e da quel momento ho convissuto con questa responsabilità. Avrei dovuto farcela per loro”.
Sulla voglia di smettere
Ruocco spiega poi di aver pensato anche di smettere dopo che dopo cinque stagioni il Brescia gli disse che non avrebbero proseguito con loro a causa del fisico gracile: “Volevo smettere, devo essere sincero. L’ho vissuta malissimo, essermi trasferito e aver fatto trasferire i tuoi genitori per un sogno che vedi svanire. In quei momenti devi resistere. Solo resistere. Tanti altri al mio posto avrebbero mollato. Lì e anche durante e dopo il primo anno tra i grandi con la Giana Erminio tornavo a casa e mi chiedevo cosa avrei fatto, soprattutto a fine stagione quando non mi confermarono e rimasi di nuovo senza squadra”.
La rinascita in Sardegna
Proprio quando era a un passo dal mollare arrivò poi la Torres: “Non conoscevo la piazza, ma ho imparato a farlo. In Sardegna ho posto i primi tasselli della mia rinascita ripartendo dalla Serie D. All’inizio non avevo trovato neanche grande spazio, ma lavoro, sacrificio e tempo hanno fatto il resto. Inoltre lì ho trovato mia moglie Alessia”.
Il percorso con il Mantova
Spazio infine al Mantova, la squadra dove si sta affermando e da cui potrebbe spiccare il volo la prossima estate: “Quando mi hanno chiamato la mia vita è stata stravolta, un po' come a dieci anni. Il primo anno è stato complicato, in campo continuavo a infortunarmi, avevo responsabilità nei confronti di mia moglie e nella testa si accumulavano paure e dubbi. Ho scelto di chiedere aiuto e affidarmi a uno psicologo, mi ha aiutato tantissimo e mi ha permesso di essere me stesso, senza vergogna. Di parlare di me, del mio passato, di ciò che mi faceva stare male. - conclude Ruocco – Tutto questo mi ha permesso di fare pace con il peso che mi portavo addosso dai dieci anni e in campo la differenza si è vista. Oggi sto bene e sto vivendo un grande momento, il gol contro la Lazio (in Coppa Italia NdR) è stato il punto più alto della mia carriera, ma non ho ancora fatto nulla e la strada davanti è ancora lunga. Il sogno? Magari un giorno tornare al Napoli per indossare la maglia azzurra”.
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