Lo sciopero di Ronaldo fa discutere in Arabia Saudita: "Lo farebbe se giocasse in Europa?"
La frattura tra Cristiano Ronaldo e il sistema del calcio saudita sembra destinata ad allargarsi. Le ultime due assenze dell’attaccante nelle gare dell’Al Nassr hanno alimentato il dibattito: alla base, secondo il portoghese, un trattamento ritenuto penalizzante rispetto a quello riservato all’Al Hilal dopo lo stop agli investimenti deciso dal Public Investment Fund.
Il tema è esploso in televisione, con parole durissime di Walid Al-Faraj, una delle voci più rispettate dei salottini sportivi televisivi. “Cristiano Ronaldo deve sapere qual è il suo posto. Questo Paese si chiama Arabia Saudita, non l’Arabia di Ronaldo”, ha esordito, accusando il fuoriclasse di confondere i ruoli: “Scambia l’essere ambasciatore con il fare il calciatore”.
Il commentatore ha rincarato la dose: “È stata una delusione. È un dipendente, percepisce uno stipendio milionario, superiore a qualsiasi cifra guadagnata in Europa, e deve rispettare il campionato. Altrimenti, se ne vada”. Poi il paragone con l’Europa: “Immaginate un giocatore del Manchester City o dell’Arsenal che si rifiuta di giocare per protesta. In Premier League sarebbe impensabile”.
Nel mirino anche i movimenti di mercato, con un riferimento a Karim Benzema e al passaggio dall’Al Ittihad all’Al Hilal. Infine, la stoccata simbolica: “Ronaldo deve molto all’Arabia Saudita. Senza la delegazione del Regno non sarebbe mai entrato alla Casa Bianca”. E conclude, con sarcasmo, citando Donald Trump: “Potremmo dargli 500 anni, non varcherebbe quella porta”.











