Man City, Ruben Dias: "Ho rinunciato a 10 anni alla mia vita privata per fare il calciatore"
Guardare indietro per capire dove andare. Ruben Dias lo fa senza nostalgia, ma con la lucidità di chi sa che ogni traguardo è solo una tappa. Intervistato da Canal 11, il centrale del Manchester City ha ripercorso il suo cammino, dalla formazione giovanile all’affermazione internazionale, ribadendo un concetto chiave: nulla è scontato.
“Da bambino avevo sogni, ma non immaginavo questo scenario. Volevo fare qualcosa di straordinario, però c’è ancora molta strada da fare”, ha spiegato. L’ambizione resta intatta: “Più che pensare di esserlo, desidero essere il migliore al mondo in ogni momento. È ciò che mi ha portato fin qui. La parte più difficile è mantenere il livello”.
Dall’Estrela da Amadora al Benfica, passando per le nazionali giovanili, Dias racconta sacrifici precoci: “Ho rinunciato consapevolmente alla vita personale dai 10 anni. Non me ne pento: per ciò che ho ottenuto e per la persona che sono diventato”. Il salto tra i professionisti, avverte, non è un premio ma “l’inizio di una nuova corsa”. Lo stesso principio applicato a Manchester: “Quanto fatto prima non conta. È sempre un nuovo punto di partenza. Anche quest’anno, dopo il Mondiale per Club, abbiamo ricostruito. Mi sento benissimo fisicamente, poi l’infortunio mi ha fermato: ricomincio ora, perché il passato non garantisce nulla”.
Indelebile l’addio al Benfica nel 2020: “Ogni parola pesa. Mi sono emozionato per l’affetto e per persone come Tiago Pinto”. La leadership, dice, cresce “naturalmente”: riconoscere i contesti, scegliere tempi e toni, essere fermi quando serve. “Sono aggressivo quando una situazione non può accadere. I messaggi spesso sono individuali. Abbiamo ego forti, ma tutti vogliono vincere: creare coesione è essenziale”. Un manifesto di responsabilità e ambizione, senza scadenza.











