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Non vedremo più Ronaldo con la maglia del Portogallo: CR7 ha dato l'addio alla Nazionale

Alessio Del Lungo
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Alessio Del Lungo
Oggi alle 00:34I fatti del giorno
06.11.2026 00:34I fatti del giorno
Il fuoriclasse con una lunga lettera ha salutato e ringraziato tutti, riassaporando momenti che non saranno mai dimenticati.
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Probabilmente se oggi un bambino in giro per il mondo ha una maglia del Portogallo, quella è di Cristiano Ronaldo. Dopo 23 anni di Nazionale, giovedì 5 novembre CR7 ha dato l'addio a quella che è stata casa sua per più di un'era calcistica. Sicuramente non lo ha fatto nel migliore dei modi perché l'ultima immagine che si ha di lui è il ritiro abbandonato dopo lo scontro con Jorge Jesus.

L'Europeo, le 2 Nations League e un record quasi imbattibile

Per spiegare cos'è stato Cristiano Ronaldo ci vorrebbe molto più di un articolo, probabilmente non basterebbe neanche un libro, ma c'è una parola che lo descrivo meglio di qualunque altra e quella è gol. L'eterno fenomeno con la numero 7 sulle spalle è il calciatore ad averne segnati più di tutti (146!) con le nazionali e ha trascinato un Paese a 3 trionfi, quando prima di lui nessun altro c'era riuscito.

La lettera

Ronaldo si è congedato con un lungo messaggio: "È arrivato il giorno di restituire la maglia numero 7 della nostra nazionale, quella di tutti noi. Non l’ho mai considerata esclusivamente mia, ma per 23 anni ho avuto il privilegio e la responsabilità di indossarla, difenderla e portarla con me negli stadi di tutto il mondo.

Oggi è arrivato il momento di consegnarla al futuro. Non è stata una decisione facile, perché alcune scelte non si prendono soltanto con la testa, ma anche con il cuore. Si conclude un percorso iniziato nell’agosto 2003, un percorso che ha cambiato la mia vita per sempre. Quando guardo indietro e penso a tutto quello che ho vissuto con la nazionale, non vedo soltanto partite, gol, record o trofei. Vedo persone, immigrati che, per 90 minuti, si sentivano un po’ più vicini al Portogallo. Vedo milioni di portoghesi che non ho mai incontrato personalmente, ma che hanno fatto parte della mia vita. Perché alla fine il calcio è molto più di un semplice gioco. Il calcio sono le persone.

Durante tutta la mia carriera in nazionale ho sempre cercato di superare i miei limiti. Volevo vincere, volevo essere il migliore, volevo fare la storia. Sono sempre stato esigente con me stesso, ho sempre voluto di più, ho sempre creduto che potessimo arrivare ancora più lontano. E ho dato tutto per questa maglia.

Ci sono stati pomeriggi e serate perfette, vittorie che non dimenticherò mai e sconfitte il cui ricordo ancora oggi mi fa male. Ho anche fallito, ho anche sofferto. Ci sono stati momenti in cui non sono riuscito a dare ai portoghesi ciò che desideravano così tanto. Ma non mi sono mai arreso. E soprattutto non ho mai smesso di essere orgoglioso di rappresentare il Portogallo.

Nel corso di questi anni ho imparato cose molto semplici: i gol passano, i trofei restano nei musei, i record prima o poi vengono battuti. Ma c’è qualcosa che il tempo non potrà mai cancellare: il posto che occupiamo nel cuore delle persone. Se vi ho mai reso felici, se uno dei miei gol vi ha mai fatto abbracciare qualcuno, dimenticare una preoccupazione o provare orgoglio per il nostro Paese, allora tutto questo è valso la pena.

Perché essere portoghese significa anche questo. Soffriamo insieme, ci rialziamo insieme. E torniamo a crederci. Il Portogallo avrà sempre bisogno di giovani che sognano, di giocatori che non si arrendono mai, di nuove generazioni che credono sia possibile arrivare dove nessuno è mai arrivato prima. Perché un Paese che continua a far nascere nuovi eroi è un Paese che non smette mai di credere in sé stesso.

Ai miei compagni di nazionale voglio dedicare un messaggio speciale. Grazie per ogni corsa, per ogni abbraccio, per ogni discussione, per ogni silenzio prima di entrare in campo, per ogni vittoria che abbiamo festeggiato insieme e per ogni sconfitta che ci ha reso più forti. Ho avuto il privilegio di essere il vostro capitano, ma un capitano non cammina mai da solo. E voi fate parte della mia storia.

A tutti gli allenatori, dirigenti, medici, fisioterapisti, magazzinieri, collaboratori e a tutte le persone che hanno lavorato al mio fianco nel corso di questi anni, rivolgo il mio grazie. Molti di voi non compaiono mai nelle fotografie. Ma senza di voi nessuna di quelle fotografie sarebbe mai stata possibile. Alla mia famiglia, grazie per aver condiviso questo sogno con me. Grazie per aver compreso le mie assenze, i sacrifici e i momenti in cui la nazionale ha dovuto occupare uno spazio che apparteneva anche a voi. Se sono arrivato così lontano è perché abbiamo sempre camminato mano nella mano.

E a voi, portoghesi, a tutti i portoghesi sparsi negli angoli più lontani del mondo, voglio dire un’ultima cosa. C’è un’immagine che porterò sempre con me: il momento in cui risuona l’inno nazionale. Guardo intorno a me, vedo i miei compagni, vedo le tribune, vedo bambini, madri, padri e nonni. Vedo portoghesi che hanno percorso migliaia di chilometri soltanto per essere lì. E durante quei pochi minuti smettiamo di essere diversi. Non ci sono più club, non ci sono più colori, non ci sono più classi sociali, non ci sono più professioni, non ci sono più opinioni. Esiste soltanto una passione: il Portogallo.

È questo sentimento che porterò con me per il resto della mia vita. Oggi metto fine al mio percorso sul campo con la nazionale, me ne vado a testa alta, orgoglioso del cammino compiuto e con la consapevolezza di aver dato tutto per il Portogallo. Ma non smetterò mai di essere uno di voi. Continuerò a soffrire, a emozionarmi e a festeggiare ogni vittoria del Portogallo insieme a voi. Ho dedicato la mia vita a lavorare per diventare il miglior giocatore del mondo.

Oggi capisco che la mia più grande vittoria è stata avere il privilegio di rappresentare il miglior Paese del mondo. Grazie per questi 23 anni. Grazie per aver creduto in me. Grazie per avermi permesso di vivere un sogno iniziato quando ero ancora un bambino, a Madeira, mentre correvo dietro a un pallone. La maglia numero 7 resta, l’orgoglio di averla indossata mi apparterrà per sempre. Il Portogallo sarà sempre dentro di me.
Per sempre".

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