Caldara racconta: "Dopo il primo infortunio mi sentivo in svantaggio sui miei compagni"
Mattia Caldara, ex difensore di Atalanta e Milan, ha parlato della scelta di lasciare il calcio tramite una lettera in una intervista a Sky Sport: “È stata un’idea che mi è venuta parlando con Nicolò Franceschin, che mi ha aiutato a scriverla e lo ringrazio. Volevo fare una cosa un po’ diversa. Sono stati due mesi impegnativi a livello mentale perché sapevo che avrei smesso ma non pensavo così presto. Dopo che ho somatizzato un po’ e ho capito cosa fosse meglio per me e la mia famiglia, ho preso la decisione. Il calcio per me è sempre stato la mia vita e ho pensato di dedicargli una cosa che mi veniva dal mio cuore. Ho scritto questa lettera al calcio perché se lo meritava: mi ha dato tanto. È stato come lasciare andare una parte di me, dopo averla scritta mi sono sentito meglio. Adesso sono sereno e ho qualcosa di diverso a cui pensare, ma sempre attinente al calcio”
Hai detto ‘il calcio mi hai dato tanto’: come si gestiscono i momenti più duri e come si riesce a ottenere qualcosa nonostante le difficoltà?
“Quando subisci un infortunio grave come quello che ho subito io ti senti quasi in svantaggio rispetto agli altri. Io ero in un momento della mia carriera in cui mi sentivo bene e mi sembrava un momento decisivo: volevo dimostrare di poter far bene anche fuori dall’Atalanta. Con l’infortunio mi sono sentito in svantaggio rispetto a tutti i miei compagni e mi è dispiaciuto perché sapevo che quell’anno era importante per me. Poi il vero problema è stato l’infortunio al crociato appena rientrato da un altro infortunio, è stato molto difficile a livello mentale.
Il primo è stato più un problema fisico, il secondo più difficile mentalmente: mi sono sentito sottoterra per la prima volta. Ero appena rientrato, dopo sei mesi mi sentivo finalmente come prima e quello è stato il momento più duo di tutta la carriera. Però mi è scattato qualcosa, mi sono detto di recuperare perché il calcio mi mancava troppo. Mi sono allenato il più possibile per tornare il prima possibile perché per un calciatore stare lontano dal campo è la cosa più brutta che possa succedere”.











