De Ligt sempre più leader della Juve: i bianconeri ora devono pensare a blindarlo
Un paio di giorni di riposo concessi da Massimiliano Allegri a tutta la squadra prima di dare il via alla preparazione verso le sfida col Bologna di sabato e il ritorno della semifinale di Coppa Italia contro la Fiorentina. Due impegni a Torino dopo la trasferta vittoriosa di Cagliari che ha permesso di mantenere, con una giornata in meno da giocare, il vantaggio in classifica sulla Roma nella corsa a un posto per la prossima Champions League. All’Unipol Domus l’ha decisa la zampata di Vlahovic, ma altrettanto importante per l’andamento della sfida è stato il colpo di testa nei secondi finali della prima frazione di Matthijs de Ligt.
De Ligt guida la reazione ed è a un passo dall’essere il più utilizzato.
“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” recitava John Belushi in Animal House. Ed è un po’ quel senso di responsabilità che De Ligt ha sentito addosso dopo la sconfitta, pesantissima per il morale, contro l’Inter e la rete a inizio gara di Joao Pedro che poteva affossare una squadra già presentatasi sul rettangolo verde non proprio col piglio migliore. La scossa l’ha data lui con quella zuccata da centravanti con la quale ha trasformato in oro il servizio di Cuadrado in piena area di rigore: da lì più serenità, ossigeno da iniettare nei polmone e rimonta completata nella ripresa. "Reazione? Non è difficile, - ha commentato a caldo io classe 1999, - preferisco giocare subito, tre giorni dopo, però adesso la nostra situazione è che abbiamo una partita alla settimana e bisogna allenarsi duramente per vincere. Cuadrado ha fatto un buon cross, lo scorso anno ha fatto tantissimi assist, è importante per la squadra. Gli offrirò una cena per l'assist? Sì, sì!”. Terza rete stagionale (il suo record è 4 nella prima annata italiana) alla presenza numero 36 per un minutaggio che ha raggiunto i 3170 giri d’orologio. Seconda posizione per l’olandese nella speciale graduatoria dei più utilizzati: davanti a lui solo Szczesny (70 minuti in più) che potrebbe superare nella sfida in Coppa Italia quando il polacco lascerà il posto a Perin.
De Ligt è già leader, ma adesso la Juve deve lavorare al rinnovo di contratto.
De Ligt ormai si è preso la Juve a suon di prestazioni d’alto livello, divenendone un pilastro nonché leader tecnico e caratteriale. Riconosciuto come guida dai compagni, dai tifosi e dall’ambiente al gran completo. Con le sue 111 presenze in bianconero dall’arrivo a Torino nell’estate del 2019 dall’Ajax dove, anche lì, a soli vent’anni spadroneggiava in leadership, ha conquistato tutti in lungo e in largo. C’è chi lo vorrebbe capitano con l’addio di Dybala e il dubbio sul futuro di Chiellini, ma in casa bianconera vige la regola del numero di presenze ma, in tal senso, la scalata è ancora particolarmente lunga. Tre anni alla Juventus dei cinque da contratto sono passati e, considerato il valore del giocatore in aggiunta al peso nello spogliatoio, la dirigenza bianconera non può non aver cominciato le riflessioni sul futuro del classe 1999. Due anni e poco più alla scadenza dell’accordo firmato nel 2019 e la necessità di blindare, nonostante una clausola rescissoria da più di 100 milioni, a Torino un talento generazionale già perfettamente integrato nei colori che difende.






