Genoa basso e compatto, Pisa disinnescato: la permanenza in Serie A resta appesa a un filo
La 33ª giornata della Serie A Enilive 2025-2026 rischia di essere la pietra tombale sulle speranze di permanenza nella massima serie del Pisa. La sconfitta per 1-2 maturata all'Arena Garibaldi contro il Genoa non è solo il racconto di una strenua resistenza tattica crollata sotto i colpi del palleggio ligure, ma è soprattutto l'aggiornamento di un pallottoliere che si fa drammatico. I nerazzurri restano ancorati a quota 18 punti. Con sole 5 partite al termine e 15 punti massimi a disposizione, il tetto teorico raggiungibile dal Pisa è di soli 33 punti. La quota salvezza, attualmente occupata dalla Cremonese al 17° posto con 28 punti, dista ben 10 lunghezze. Il "numero tragico" è 6: la retrocessione in Serie B diventerà matematica se la combinazione tra i punti persi dai toscani e quelli guadagnati dalla quota salvezza toccherà quota 6 punti. Nello specifico, basteranno due sconfitte (o tre pareggi) nelle prossime cinque gare per far scendere il tetto massimo a 27 punti, rendendo il sorpasso sulla Cremonese impossibile. Allo stesso modo, se la quartultima dovesse conquistare 6 punti arrivando a 34, supererebbe matematicamente il tetto massimo pisano. A rendere lo scenario ancora più cupo c'è il posticipo: stasera il Lecce (18° a 27 punti, con una gara in meno) ospiterà la Fiorentina al Via del Mare. Se i salentini dovessero vincere, salirebbero a 30 punti, alzando la quota salvezza e lasciando al Pisa un misero margine di errore di soli 3 punti.
Il primo tempo aveva illuso l'Arena Garibaldi. Nonostante un Genoa dominante e posizionato con un baricentro altissimo (56.17 metri contro i 43.17 metri del Pisa), la diga nerazzurra ha retto con fierezza. Al 19', sfruttando la propria vocazione al gioco laterale, Samuele Angori ha disegnato un assist perfetto per l'inzuccata di Simone Canestrelli, che ha firmato l'insperato vantaggio. Il Pisa ha accettato l'assedio chiudendo gli spazi centrali e affidandosi unicamente alle folate sulle corsie esterne, da cui sono piovuti ben 27 cross totali nell'arco della gara. Tuttavia, il cinismo ligure si è manifestato nel momento psicologicamente più delicato: a quattro minuti dal duplice fischio, un'intuizione di Tommaso Baldanzi ha pescato Jeff Ekhator per la rete dell'1-1, disinnescando l'ottimo piano di contenimento preparato da Hiljemark. La ripresa ha certificato la superiorità tattica degli ospiti. Il gol del definitivo sorpasso, siglato da Lorenzo Colombo al 55', ha ribaltato l'inerzia tattica dell'incontro. L'attaccante rossoblù è stato una spina nel fianco perenne per la retroguardia toscana, collezionando 6 tiri totali di cui 4 nello specchio. Raggiunto il vantaggio, il Genoa di De Rossi ha mostrato grande maturità: ha abbassato sapientemente il proprio baricentro (sceso a 46.54 metri), nascondendo il pallone e invitando un Pisa disperato a scoprirsi (salito a 52.2 metri). In questa fase è emersa l'incapacità cronica del Pisa di proporre gioco fluido per vie centrali. Nonostante l'eroica prestazione di Angori sulla fascia sinistra (autore di 4 tiri, 9 cross e 2 passaggi chiave) e il lavoro certosino in regia arretrata di Antonio Caracciolo (che ha registrato l'83.76% di disponibilità al passaggio, la più alta del match), la squadra non ha trovato varchi. I disperati assalti finali, alimentati dai cambi di Hiljemark (dentro Meister, Vural, Cuadrado, Piccinini e Durosinmi), si sono infranti sulla fitta ragnatela dei 357 passaggi riusciti del Genoa, orchestrata alla perfezione dai difensori Marcandalli e Østigård (oltre 50 passaggi completati a testa).
La sconfitta certifica la solidità del progetto di De Rossi, capace di governare i ritmi della partita attraverso un palleggio asfissiante e letture intelligenti nei momenti chiave. Per il Pisa, invece, rimane l'amaro in bocca di una prestazione fiera e battagliera, che però ha mostrato tutti i limiti strutturali nel ribaltare le partite una volta andati in svantaggio. Il generoso piano tattico "corsaro" si è sciolto di fronte alla qualità avversaria, spingendo la squadra sull'orlo del precipizio sportivo.
Ora, all'undici toscano non resta che guardare il tabellone del Via del Mare e sperare: il destino non è più nelle proprie mani, e la matematica, inesorabile, ha iniziato il suo conto alla rovescia.











