Scalvini
Filippo Davide Di Santo
Sono ormai passati quasi 6 anni da quel 21 ottobre 2021 in cui un giovanissimo Giorgio Scalvini debuttava in Serie A, iniziando quello che sarebbe stato un percorso importante di crescita tra momenti gloriosi e difficoltà con l'Atalanta: la titolarità in pianta stabile, la maturità, la conquista della Europa League da assoluto protagonista, gli infortuni che lo hanno portato in un tunnel tra prestazioni opache e tanti stop, la ripresa momentanea con Palladino e un nuovo ciclo in cui servirà fare definitivamente il grande salto.
Dall’azzurro al nerazzurro con una consapevolezza
Le prestazioni con la Nazionale (soprattutto contro la Francia) all’interno di un modulo come il 4-3-3 non fanno altro che alimentare e confermare ciò che Maurizio Sarri ha sempre detto su di lui: "Io penso che abbia ampi margini di miglioramento. Scalvini è molto forte e di livello assoluto: sarà destinato a migliorare, ma il miglioramento lo avrà quando crescerà dal punto di vista della personalità". In poche parole, il numero 42 nerazzurro deve prendersi in mano l’Atalanta in cui l’altalena sotto questo aspetto deve trasformarsi assolutamente in stabilità.
Inizio non privo di difficoltà
L’inizio di Giorgio Scalvini in questa stagione non è stato sicuramente privo di difficoltà a fronte di un nuovo ciclo, soprattutto per l’introduzione della difesa a zona, seppur sul concetto di “difesa a 4” fosse il più preparato viste le prestazioni fatte anche con la Nazionale maggiore. L’intesa con Kossounou non è stata delle migliori: tantissimi errori soprattutto in fase di marcatura e solidità difensiva, seppur lo stesso Scalvini è sempre stato in tutta la sua carriera a Bergamo più un difensore costruttore piuttosto che una “torre” in grado di portare maggior fisicità: nonostante la sua riconosciuta importanza all’interno dello scacchiere orobico tra recuperi e fase di costruzione.
Società e Sarri puntano su di lui
Nella retroguardia sarriana a zona Scalvini è diventato inamovibile, ma occorrerà capire bene sia le sue prestazioni futuro che l’intesa con i suoi compagni di reparto: si è passati nel giro di tre mesi da Djimsiti a Kolasinac fino a Kossounou, e ora ci sarà da valutare l’intesa con Kristensen (più solido e meno costruttore). Un altro aspetto riguarda la personalità citata spesso anche da Gasperini e Palladino ai tempi come ultimo step; in questo senso, l’ultimo rinnovo contrattuale è la prova più evidente di quanto la società voglia credere in lui nonostante diverse offerte dalla Premier League anche per cifre importanti.
Un altro (grande) step necessario
Partenza a rilento e un reparto che deve ripartire da una figura solida. Le buone prestazioni con la Nazionale devono diventare uno stimolo in più per essere all’altezza di un ruolo che potrebbe ricoprire con maggior maturità e responsabilità: l’ennesima sfida alla quale un “Figlio di Zingonia” non può sottrarsi per arrivare ad una consacrazione importante per lui e per l’Atalanta.
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