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Totti e i suoi 50 anni: "Darei tutto per giocare ancora a calcio. A Roma dirò sempre grazie"

Totti e i suoi 50 anni: "Darei tutto per giocare ancora a calcio. A Roma dirò sempre grazie" TUTTOmercatoWEB
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
Niccolò Righi
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Niccolò Righi
Oggi alle 14:53Serie A

In occasione dei suoi 50 anni, Francesco Totti si è raccontato ai microfoni del Corriere dello Sport e ha ripercorso la propria carriera iniziando dal momento più bello: "L'esordio, perché è il momento che tutti i bambini sognano. Quello più brutto, tolti gli infortuni, dico il giorno che ho smesso di giocare. Per noi giocatori è diverso, abbiamo un modo di pensare diverso da quello delle altre persone. E' questione di abitudini, di tempi, di modi. Ho avuto paura e ce l'ho ancora perché quando volti pagina non sai mai ciò che puoi trovare. Il giorno che ho smesso ho ripensato a tutti i 25 anni con la Roma e che dal campionato successivo non ci sarebbe stato il ritiro, le partite all'Olimpico…".

Quali sono i gol a cui è più legato?
"Per me uno dei più belli, tolti quelli più famosi, è quello in casa contro l'Udinese, con Batistuta fece uno scavetto e io stoppai di testa e, con le spalle alla porta, calcai di controbalzo sull'incrocio del secondo palo. Mi piacque il movimento del corpo che feci".

Qual è stato il Totti migliore dei 25 anni alla Roma
"Tra il 2001 e il 2008 mi sentivo veramente bene. Ero 'imbarazzante' per come mi sentivo forte. Il compagno con cui mi sono trovato meglio? In campo dico Cassano, fuori dal campo dico Candela".

Si diceva che lei non era tanto leader negli spogliatoi.
"Io sono sempre stato del parere che contava il campo. Fuori erano tutti bravi a parlare. Mi dicevano: perché non dici qualcosa alla squadra prima della partita? Ma io devo andare a giocare a pallone, mi devo divertire. io prima di una partita non ho mai provato tensione".

Cosa è rimasto di Totti ai romanisti?
"La scelta che ho fatto, quella di nascere, crescere e 'morire' - sportivamente parlando - con una sola maglia. L'amore che ho dato alla gente, il modo in cui mi sono dimostrato sempre disponibile. Ma anche in altre parti d'Italia o all'estero vengo visto in modo diverso, non solo a Roma".

Il Mondiale l'ha completata?
"Se non avessi giocato non lo avrebbero vinto (ride, ndr). Quel Mondiale mi ha dato la forza di essere importante anche fuori da Roma. Se avessi vinto solo uno Scudetto, due Coppe Italia e due Supercoppe sarei rimasto 'dentro al raccordo anulare'. Io invece l'ho vinto e, nonostante fossi al 40% diedi un grande contributo: non è da tutti vincere una Coppa del Mondo".

Il compagno che avresti voluto avere?
"Ronaldo Il Fenomeno, gli avrei fatto fare il triplo dei gol che già ha fatto. Avremmo giocato ad occhi chiusi insieme. Tra Messi e Cristiano? Sono stati i due giocatori più forti nella storia del calcio perché Maradona non sta nemmeno in classifica, era superiore a tutti. Mi sarebbe piaciuto giocare con entrambi".

L'allenatore che l'ha capita di più?
"Dico Mazzone e Zeman, il meno invece Carlos Bianchi… mi voleva mandare via. Se avevo un peso nelle scelte della società? Io incidevo ma facevo il giocatore, poi è normale che avevo un peso diverso: ero importante, ero il capitano. Mentre da dirigente ero ingombrante: quello non è un nervo scoperto, ho lasciato tre anni di contratto e un incarico perché non volevo stare in società senza fare niente. Mi sentivo inutile".

In Italia dove sarebbe andato se avesse lasciato la Roma?
"Direi il Milan perché gli anni di Sacchi e dei tre olandesi mi affascinarono fin da piccolo".

Ha fatto pace con Spalletti?
"Ancora il ghiaccio non si è sciolto ma a volte le cose vanno sapute accantonare, anche perché ho sbagliato pure io: in campo, in alcune interviste".

Cosa darebbe per tornare a giocare?
"Tutto".

Cosa direbbe alla Roma e a Roma?
"Alla Roma devo dire grazie per avermi permesso di realizzare il mio sogno. Alla città devo tutto: sono uno di loro, loro fanno parte di me. Ho sempre avuto loro dietro le spalle e mi sono sempre sentito protetto. Vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di eccezionale. Aver condiviso questi 50 anni con Roma e la Roma è stato gratificante".

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Immagine editoriale di Niccolò Ceccarini
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