Ospitaletto, Musso: "Galuppini ci sta ripagando. Messaggi? Me lo tengo stretto"
Esclusiva TMWTerzo posto nel Girone A di Serie C, 15 punti conquistati nelle prime otto giornate e un rendimento che ha superato le aspettative della vigilia. L'Ospitaletto si è inserito con grande autorevolezza nelle zone alte della classifica, alle spalle di Cittadella e Union Brescia. Ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com, il direttore sportivo Paolo Musso ha analizzato l'avvio di stagione della squadra di mister Quaresmini, soffermandosi anche sui singoli, sulle gerarchie del campionato e sulle tante panchine saltate in queste prime giornate.
Direttore, vi aspettavate un avvio così positivo?
"Non ci aspettavamo sicuramente di partire così bene. Eravamo molto fiduciosi, convinti di aver fatto un lavoro importante in estate, riuscendo a riconfermare gran parte della squadra dello scorso anno e puntellando dove pensavamo di avere delle mancanze. Io, il mister e la società eravamo molto fiduciosi di poter fare un campionato buono. Stare così bene, però, forse non ce l'aspettavamo neanche noi".
Qual è l'aspetto che l'ha colpita maggiormente in queste prime otto giornate?
"Sicuramente una caratteristica che identifica la nostra squadra è l'intensità. Siamo una squadra che riesce a giocare a ritmi importanti e quando riusciamo a stare sui nostri livelli fisici diventiamo davvero difficili da affrontare. Per noi è importante riuscire a giocare a livelli alti, soprattutto dal punto di vista dell'intensità".
Parliamo di Francesco Galuppini. Quanto ha rispettato le vostre aspettative, anche per quello che riguarda il lavoro quotidiano?
"È inevitabile che Francesco Galuppini per noi sia stato un giocatore importante. Sapevamo quanto fosse importante averlo, l'abbiamo voluto fortemente, aspettato e corteggiato. Dopo aver ceduto Marco Bertoli, avevamo diverse ipotetiche scelte, ma quando si è aperta la possibilità di prendere Francesco abbiamo deciso di buttarci a capofitto su quella. Lui ci sta ripagando perché penso che sia quello che completa la nostra intensità. Noi siamo intensi e lui mette la ciliegina con le sue giocate, che sono sicuramente da giocatore importante per questa categoria".
C'è poi Claudio Messaggi, un giocatore che sembra avere le qualità per fare un ulteriore passo in avanti.
"Claudio è un giocatore che abbiamo voluto riconfermare a tutti i costi. Aveva il contratto in scadenza nel 2027 e lo abbiamo portato al 2028 perché per noi è fondamentale. È stato determinante nella vittoria del campionato di Serie D e nel raggiungimento della salvezza della scorsa stagione. Siamo convinti che anche quest'anno sia un giocatore importante.
L'inizio di stagione è stato condizionato da qualche problema fisico.
"Sì, ha avuto qualche problema fisico di troppo che ne ha condizionato il rendimento e soprattutto la disponibilità nelle prime partite. Adesso ha recuperato pienamente, è rientrato sabato disputando qualche minuto e da questa settimana è a pieno regime. È un'altra arma a disposizione. Quindi non sei l'unico ad avere un debole per Claudio Messaggi: è un giocatore che ho voluto fortemente in Serie D e che mi tengo stretto anche in Serie C. Ha un gran talento e oggi avere un giocatore con quel talento sulle corsie esterne, capace di aprire il campo e di crossare in determinate situazioni, può fare la differenza".
Allargando il discorso al campionato: in estate sembrava che il Brescia dovesse dominare. Il Cittadella ha invece sorpreso tutti. Abbiamo sottovalutato i veneti o sopravvalutato i lombardi?
"Sfido chiunque a dire che due mesi fa non potevamo che considerare il Brescia la favorita per vincere questo campionato. Sapevamo tutti che la rivale più accreditata fosse il Cittadella. Quello che è accaduto è che il Cittadella sta facendo un campionato totalmente al di sopra delle righe. Tolta la sconfitta di sabato con l'AlbinoLeffe, aveva tenuto un ritmo forsennato. Il Brescia, invece, ha lasciato per strada un paio di pareggi che ne hanno rallentato la corsa. Penso ai due pareggi interni con Treviso e Dolomiti Bellunesi, un po' rocamboleschi, mentre quello di Lecco penso sia più comprensibile perché è un campo molto complicato. Alla fine penso che il Brescia riuscirà a raggiungere l'obiettivo di vincere il campionato, ma forse non sarà facile come tutti si aspettavano. Vincere i campionati è sempre molto complicato. A volte viene tutto un po' semplificato: la squadra forte, ha speso tanto, ha giocatori importanti, qualità, blasone. Purtroppo, o per fortuna, non funziona così. Bisogna sempre sudarsela, soprattutto in un campionato nel quale intensità e organizzazione stanno diventando sempre più importanti".
La prossima sfida sarà sul campo del Treviso. Che partita si aspetta?
"Definire il Treviso semplicemente una neopromossa è complicato. È una squadra molto forte, con giocatori esperti e importanti, molto strutturata, organizzata, compatta e solida a livello difensivo. Sa colpirti nei momenti giusti della partita. Arriva anche da un pareggio che sicuramente non l'ha soddisfatta, perché quello casalingo con la Giana Erminio non era probabilmente il risultato che avevano preventivato. Domenica ci aspetta una partita molto difficile. Dovremo essere bravi ad approcciarla bene e a mettere in campo la nostra qualità migliore: essere intensi, concentrati e determinati".
In Serie C sono già arrivati undici cambi di allenatore dopo otto giornate. Sono troppi?
"Sinceramente penso che sia un problema che ci condiziona. Siamo in un mondo dove tutto va molto veloce, si parla tanto di progettualità e di idee, ma alla fine quello che comanda su tutto è il risultato. Se non arriva il risultato non c'è possibilità di salvezza per nessuno di noi. Vedo progetti importanti che vengono disconosciuti nel giro di poche giornate e a volte anche esoneri in situazioni particolari, dove magari si è ottenuto un buon risultato o un risultato discreto, non totalmente in linea ma quasi. C'è questa necessità di avere tutto subito, ma purtroppo nel calcio, come in tutte le cose, serve tempo. Soprattutto quando si cambia una guida tecnica o arrivano tanti giocatori bisogna avere la forza e la voglia di aspettare. Altrimenti diventa davvero una corrida senza fine".
È passato qualche tempo dalla chiusura del mercato: quanto ha cambiato il vostro lavoro l'arrivo a pieno regime del Salary Cap?
"Noi non abbiamo avuto problematiche da questo punto di vista. Abbiamo alzato un pochino il coefficiente e ci siamo avvicinati di più alla soglia rispetto all'anno scorso, quando era chiaramente un progetto pilota. Noi lo tenevamo monitorato ed eravamo sempre abbondantemente al di sotto del limite. Quest'anno abbiamo dovuto alzarlo, per necessità e anche per scelta societaria, per provare a fare qualcosa di diverso. Per noi è stata comunque una cosa gestibile. Non so invece per altre realtà, che magari hanno esigenze diverse per risultati, blasone o spinta dei tifosi, come sia stato gestirlo".
L'Ospitaletto sembra comunque una realtà che sa fare calcio con equilibrio.
"È una realtà sulla quale ormai sappiamo di poter contare in termini di affidabilità e certezza. È una di quelle società che sanno fare calcio anche se non sono una grandissima piazza, ma sono quelle realtà che poi fanno il bene della Serie C perché magari non si fanno trascinare in sogni pindarici che, come Icaro insegna, se ti avvicini troppo al sole poi puoi battere un brutto colpo e svegliarti veramente male".
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