La guerra di Usa e Israele in Iran sconvolgono anche il Calcio: le testimonianze di D'Ambrosio, Maccarone e Mancini
Nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo l’escalation è diventata guerra aperta. Gli Stati Uniti e Israele hanno colpito obiettivi strategici in Iran; Teheran ha risposto con il lancio di missili e droni verso Israele e basi americane nel Golfo. E mentre la diplomazia fatica a trovare spiragli, anche il calcio – inevitabilmente – inizia a pagarne le conseguenze.
Il primo effetto riguarda la possibile partecipazione dell’Iran alla Coppa del Mondo 2026, il quale si disputerà in Stati Uniti, Canada e Messico. La nazionale iraniana, come da calendario, dovrebbe giocare tutti e tre i match del girone G negli USA, cosa al momento tutt’altro che semplice.
Dopo gli attacchi, sono arrivate le parole da parte del presidente della Federcalcio iraniana: “Con quello che è successo e con quell’attacco degli Stati Uniti è improbabile che si possa guardare con fiducia alla Coppa del Mondo, ma sono i vertici sportivi a dover decidere in merito”.
Diversi anche i calciatori che, data la situazione, stanno provando a lasciare l’Iran nelle ultime ore, costringendo la federazione a sospendere fino a data da destinarsi il campionato.
Attacchi a Doha, Mancini: “Avevamo paura accadesse qualcosa. Ho detto a mia mamma di stare tranquilla”
Le testimonianze più forti arrivano da chi si trova fisicamente lì. Roberto Mancini, allenatore dell’Al-Sadd in Qatar dallo scorso novembre, ha raccontato: “Mi ha chiamato mia mamma, era preoccupata. Le ho detto di stare tranquilla. Almeno per il momento. C’è un immenso dispiegamento di forze qua nel Golfo, avevamo paura che succedesse qualcosa. Ci auguravamo che la diplomazia potesse sciogliere la tensione. Ora speriamo bene”.
Tra i vari paesi colpiti dalla guerra, uno di questi è proprio il Qatar: “Ha iniziato a suonare l’allarme del mio cellulare, la scritta era in arabo. Sono arrivati cinque o sei messaggi. Poco dopo sono iniziate le esplosioni. Eravamo a messa, sono arrivati gli alert mentre eravamo in chiesa. Dicevano di tornare subito a casa e di non muoversi da lì”.
Sempre da Doha, si è collegato in diretta con Sky Sport Massimo Maccarone, che lavora proprio nello staff dell’ex c.t. della nazionale:
“Si vive con un po’ di preoccupazione. Questa mattina c’è stata una sveglia con un po’ di bombardamenti, ma fortunatamente sono lontani da noi, anche se la base americana non è lontanissima e sentiamo qualcosa. Cerchiamo di rimanere qua e mantenere la calma. Un po’ di percezione l’avevamo avuta, ma non pensavamo che si arrivasse allo scontro. Nei giorni precedenti vivevamo con serenità. Io ieri mattina ero fuori, perché col Ramadan ci alleniamo alla sera. Ero in albergo a incontrare dei ragazzi italiani della FIFA, stavamo facendo colazione e hanno iniziato a suonare tutti i telefoni insieme. Io mi sono spaventato parecchio, perché quando esce la scritta “allarme nazionale” non sai mai cosa possa capitare“.
L’ex attaccante ha proseguito così il suo racconto: “Io sono rimasto lì con loro in albergo per poi rientrare nel pomeriggio, quando la situazione sembrava più tranquilla. Stamattina sono andato in palestra, ora sono nell’hotel in cui si trova quasi tutto lo staff italiano, ieri sera abbiamo cenato insieme. Oggi se riusciamo a muoverci raggiungiamo il mister e stiamo insieme tutti quanti. Dobbiamo stare uniti nella speranza che finisce tutto, per oggi la situazione è abbastanza tranquilla“.
La testimonianza di Danilo D’Ambrosio
Un’altra testimonianza forte è arrivata da Danilo D’Ambrosio, ex calciatore con un passato al Monza e all’Inter tra le altre. L’ex difensore si trova in vacanza con la famiglia a Dubai, città finita sotto la controffensiva missilistica iraniana, che ha toccato in particolare l’aeroporto e le spiagge.
Insieme alla moglie, D’Ambrosio ha raccontato la notte di terrore che ha vissuto, fortunatamente senza ulteriori conseguenze per lui e la sua famiglia. Come tanti altri, ora aspetta di poter fare rientro in Italia.











