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Marocco ai quarti ma Regragui sotto accusa per il gioco: "Il nostro Deschamps"

Marocco ai quarti ma Regragui sotto accusa per il gioco: "Il nostro Deschamps"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
ieri alle 08:42Calcio estero
Michele Pavese

La vittoria c’è stata, ma le polemiche non mancano. Il Marocco ha staccato il pass per i quarti di finale della Coppa d’Africa superando la Tanzania per 1-0 ma la prestazione dei Leoni ha lasciato più dubbi che certezze. Considerata la grande favorita del torneo - che gioca in casa -, la nazionale nordafricana continua a faticare sul piano del gioco e ad alimentare un acceso dibattito attorno al commissario tecnico Walid Regragui.

Il successo è arrivato con enorme sofferenza e solo grazie a un episodio, mentre nel finale la Tanzania è andata vicinissima al pareggio su un’azione molto contestata, con un rigore reclamato e non concesso. Un episodio che ha ulteriormente infiammato il clima, già teso, attorno alla squadra. Tra i tifosi la frustrazione è evidente. Molti criticano apertamente un Marocco giudicato sterile, prevedibile e troppo dipendente dalle individualità, in particolare da Brahim Diaz. Regragui è diventato il principale bersaglio delle contestazioni, accusato di non aver dato un’identità chiara alla squadra nonostante quattro anni di lavoro. Un commento fa particolarmente sorridere: "Abbiamo il nostro Deschamps", riferito al CT francese che ha vissuto spesso la stessa situazione del collega nonostante i risultati ottenuti.

Anche gli osservatori più esperti invitano però a una lettura meno emotiva. Da un lato viene ricordato come il Marocco, negli ultimi vent’anni, abbia raramente superato gli ottavi di finale; dall’altro si sottolinea come nella ripresa siano emersi segnali incoraggianti, tra occasioni create, una traversa di Hakimi e il gol decisivo arrivato anche con un pizzico di fortuna. C’è infine chi richiama alla calma e alla misura. Le aspettative enormi, legate non solo al calcio ma anche al peso simbolico e agli investimenti infrastrutturali del Paese, rischiano di trasformarsi in una pressione eccessiva. Vincere è fondamentale, certo, ma scaricare ogni responsabilità sull’allenatore appare riduttivo. Il Marocco è ancora in corsa: ora serviranno equilibrio, unità e sangue freddo per andare avanti.

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