Niko Kovac e lo shock in diretta, scopre in TV della morte di Hermann
Ci sono sere in cui il pallone, improvvisamente, smette di rimbalzare, diventa pesante, gelido, sgonfio.
Sere in cui la gioia per tre punti d'oro si dissolve nello spazio di un secondo, cancellata da una parola di troppo detta davanti a una telecamera, Niko Kovac ha scoperto così, sotto i riflettori spietati della diretta TV, che il suo amico di una vita non c'era più.
Il tabellone del Signal Iduna Park diceva ancora Borussia Dortmund 1, Stoccarda 0, ma la mente del tecnico croato è volata via, altrove, colpita al cuore da una notizia che non avrebbe mai voluto ricevere, la scomparsa di Peter Hermann, morto a 74 anni dopo una straziante battaglia contro la SLA.
Il gelo in diretta
Tutto accade nella pancia dello stadio, ai microfoni di Sky Sport Germania. Kovac si presenta con l'adrenalina ancora in circolo per una vittoria sofferta, il giornalista Sebastian Hellmann prende la parola, ma il tono non è quello delle solite domande tattiche.
Pronuncia il nome di Peter Hermann, annuncia la sua morte.
In quel momento, sul volto di Kovac cala il buio, lo sguardo fiero del tecnico si incrina, gli occhi si riempiono di lacrime, il respiro si fa corto.
«È molto difficile, mi manca il respiro», sussurra Kovac, visibilmente scosso, aggrappandosi al microfono come a un appiglio nel vuoto.
«Sono molto addolorato perché una persona meravigliosa ci ha lasciati».
Poi un aneddoto doloroso, che racconta il dramma degli ultimi mesi:
«La malattia era avanzata così tanto che ultimamente non potevo più parlargli al telefono, potevo solo mandargli dei messaggi, che gli venivano letti...».
La reazione è umana, immediata. Kovac non ce la fa a continuare.
Chiede scusa, interrompe l'intervista e si allontana, annullando ogni altro impegno con i media, compreso il successivo passaggio programmato negli studi della ZDF.
Il calcio, per oggi, può attendere. Più di un vice, un secondo padre
Il legame tra i due affondava le radici nel passato, ai tempi in cui Kovač correva in mezzo al campo con la maglia del Bayer Leverkusen e Hermann era l'anima silenziosa dello staff tecnico.
Un'intesa che si era trasformata in una profonda amicizia e in una collaborazione vincente quando Kovac, sedutosi sulla panchina del Bayern Monaco, aveva voluto proprio Hermann come suo vice-allenatore.
Insieme, nel 2019, avevano sollevato la Bundesliga e la Coppa di Germania, Hermann era una leggenda del calcio tedesco, un uomo da oltre 1.000 panchine all'ombra dei grandi maestri, ma per Niko Kovac era molto più di un assistente tattico, era un confidente, una guida, un porto sicuro.
Il Dortmund si gode tre punti che valgono l'alta classifica, ma l'immagine che resta di questa domenica non è un gol o un assist.
È il pianto sincero di un allenatore che, davanti a milioni di spettatori, si è scoperto improvvisamente solo, privato del suo compagno di viaggio più fedele.






