PETA alza il tiro in Premier: "Via l’aquila dal campo!". Il Crystal Palace trema, e la Lazio...
Redazione TMW
Il ruggito di Selhurst Park fa tremare la Premier, ma stavolta il pallone non c’entra, scoppia il caso-aquila in casa Crystal Palace: la PETA, il colosso mondiale per la protezione degli animali, è passata all’attacco frontale chiedendo il ritiro immediato di Phoenix, la splendida aquila di mare testabianca che dallo scorso agosto vola sul rettangolo verde prima dei match casalinghi. Una lettera durissima firmata dai vertici dell'associazione è stata recapitata direttamente sulla scrivania della CEO del club, Sharon Lacey, il messaggio è un tackle dritto alla caviglia, "Uno stadio illuminato a giorno, straripante di tifosi urlanti, non è un posto per un animale selvatico".
Tensione a Selhurst Park
Dietro la spettacolarità del volo, denunciano gli animalisti, si nasconde un incubo fatto di luci accecanti, cori assordanti e una dose intollerabile di stress per il rapace. I media d'oltremanica hanno subito scavato nei faldoni dei precedenti, portando alla luce una serie di episodi da brividi legati all'uso di volatili negli impianti sportivi, gufi colpiti a morte da pallonate vaganti, rapaci schiantatisi contro le vetrate divisorie a causa del disorientamento da fari e, addirittura, il caso di un falco che terrorizzato è atterrato in tribuna conficcando gli artigli nella testa di uno spettatore. Senza contare che proprio a Londra, qualche anno fa, un tifoso ospite provò addirittura a sferrare un pugno alla storica mascotte dell'epoca.
Il retroscena che rimbalza dalle cronache inglesi descrive una situazione già tesa, Phoenix, addestrata in una fondazione faunistica nel Kent, avrebbe dovuto compiere i classici voli da una porta all'altra per infiammare la tifoseria. Tuttavia, in una delle prime apparizioni stagionali, lo staff ha dovuto abortire il piano di volo all'ultimo secondo sul prato di gioco, segno evidente di quanto sia diventato complesso e rischioso gestire l'animale in un catino bollente.
Dal mito di Kayla a Pete in costume
Quello con le aquile è un legame viscerale per il club londinese, nato nel 1973 quando lo storico manager Malcolm Allison cambiò il vecchio soprannome di "vetrai" in Eagles. La svolta con un esemplare in carne e ossa arrivò nel 2010 con la mitica Kayla, rimasta l'idolo indiscusso dello stadio... per dieci anni fino alla sua scomparsa nel 2020. Dopo quattro anni di stop, ad agosto era arrivato il debutto di Phoenix. "Le aquile sono simboli di libertà, non oggetti di scena per il pubblico", tuonano gli attivisti, che invitano il club a utilizzare solo "Pete e Alice", le classiche controparti umane in costume da mascotte.
Social spaccati: "Giù le mani dalla nostra storia" contro "È ora di evolversi"
La bomba sganciata da PETA ha immediatamente infiammato i social network britannici, scatenando un derby accesissimo tra i tifosi degli Eagles e l'opinione pubblica, con X (ex Twitter) e le sezioni commenti dei tabloid prese d'assalto.
La fazione dei tradizionalisti si è schierata compattata a difesa di Phoenix. "È una tradizione fantastica, Phoenix è trattata meglio di molti umani ed è cresciuta in un centro specializzato, non è un animale strappato alla natura" scrive un sostenitore su X, mentre moltissimi ricordano con nostalgia l'affetto tributato a Kayla, definita una colonna portante della comunità del sud di Londra.
Altri tifosi la buttano sul sarcasmo, accusando gli attivisti di voler sterilizzare il folklore del calcio: "Presto ci chiederanno di bandire i costumi sintetici perché offendono i polli".
Dall'altra parte della barricata, però, il fronte del "sì" al ritiro è sorprendentemente ampio, alimentato anche da appassionati neutrali. "Amo il Palace, ma la PETA ha perfettamente ragione, gli animali selvatici non sono giocattoli e lo stadio di Londra non è il loro habitat" ammette un utente in un post virale.
In molti sottolineano come i tempi siano cambiati rispetto al 2010: "Nel 2026 non abbiamo più bisogno di questi spettacoli forzati, lo stadio è un frastuono infernale, basta una pallonata o un petardo per provocare una tragedia".
Il filo rosso con Roma e la Lazio
La polemica scoppiata a Londra attraversa la Manica e accende inevitabilmente i riflessi anche sulla nostra Serie A. Il Crystal Palace è infatti lo specchio perfetto della Lazio, che da anni fa battere i cuori dell’Olimpico prima del fischio d’inizio con i tre giri di campo dell'aquila Olimpia. Anche alle nostre latitudini il rito solleva regolarmente i dubbi e le proteste delle associazioni ambientaliste per il mix micidiale di petardi, cori e amplificatori.
Ora che la Premier League si interroga ufficialmente sul futuro delle sue mascotte viventi, il dibattito etico internazionale si riapre, lo show negli stadi può davvero valere la libertà di un rapace?
Il Palace per ora tace, ma la pressione della piazza virtuale e reale è altissima.






