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Stojkovic si racconta e rievoca Stella Rossa-Milan: "Si fece la storia del calcio"

ESCLUSIVA TMW - Stojkovic si racconta e rievoca Stella Rossa-Milan: "Si fece la storia del calcio"
mercoledì 17 febbraio 2021 10:20Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

Uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi della Jugoslavia che fu è senza dubbio Dragan Stojkovic. Pixie rappresentava l'estro, la fantasia, la giocata geniale e anche il gol. In Italia lo abbiamo ammirato ai Mondiali di Italia '90 trascinando la sua nazionale a undici metri dalle semifinali. E prima ancora ha fatto molta paura al Milan: due reti segnate nella storica doppia sfida di Coppa dei Campioni nel 1988, una a San Siro e una al Marakana, il giorno dopo la storica partita della nebbia. Quella che di fatto ha cambiato la storia del Milan per sempre. Dragan Stojkovic torna a parlare di quella partita, alla vigilia dei sedicesimi di finale di Europa League che ha accoppiato proprio i campioni di Serbia ai rossoneri. È l'occasione di spaziare, dagli aneddoti di quell'incontro alla sua carriera, vissuta per buona parte in Asia, tra Giappone e Cina, dopo i fasti europei. In esclusiva per Tuttomercatoweb.

Che cosa fa oggi Dragan Stojkovic?
"Dopo aver allenato per cinque anni il Guangzhou R&F ho chiuso il rapporto. Sono praticamente in vacanza e fisti i tempi è stato un buon timing per chiudere il ciclo".

Cinque anni sono tanti, considerando che molti europei scappano prima
"Infatti sono l'allenatore più longevo della squadra. È stata una bella esperienza, abbiamo fatto belle cose e il club è cresciuto tanto. Tra l'altro ho avuto modo di essere stato spesso in contatto con gli italiani, vivevo nello stesso quartiere di Cannavaro: avremo bevuto mille caffè insieme (ride, ndr). E poi Guangzhou è una città bellissima, internazionale, la possiamo paragonare a New York: sono felice di aver lavorato in Cina nel momento giusto".

Il tempo delle vacche grasse in Cina è finito, basti vedere il salary cap
"Sembra effettivamente così, però ormai è una questione che non mi riguarda più. Posso certamente dire che dal 2015 ci sono state cose pazzesche, con grandi allenatori e giocatori ad arricchire il torneo. I progressi ci sono anche stati e mi sono tolto delle belle soddisfazioni, salvandomi quando tutti ci davano per retrocessi. Abbiamo preso Eran Zahavi e ci ha ripagato vincendo per due volte la classifica marcatori. Diverso il discorso Nazionale dove i risultati ancora non arrivano".

L'Asia rappresenta una grande tappa della sua vita, visti i trascorsi in Giappone sia da calciatore che da allenatore
"Ero a Marsiglia e la squadra venne retrocessa a tavolino per frode sportiva. Ricevetti un'offerta da Nagoya e l'unica cosa che sapevo era che vi giocava Gary Lineker. All'epoca molti campioni andarono in Giappone, come Schillaci, Dunga, Littbarski e mi sono detto: 'Perché no?' e ho deciso di provare questa esperienza. Alla fine sono rimasto 7 anni, diventando il giocatore più importante del secolo. Sono poi tornato, dopo esser stato per quattro presidente della Federcalcio della Jugoslavia, e per due dello Stella Rossa. Ho fatto altri 6 anni da allenatore: il Nagoya Grampus è la squadra della Toyota: abbiamo fatto cose stratosferiche, arrivando a vincere nel 2010 il primo campionato della storia del club. Nessuno ci credeva, io ce l'ho fatta".

Non le mancava l'Europa?
"Dopo Nagoya ho avuto offerte dall'Inghilterra ma non abbiamo trovato l'accordo economico. Ancora una volta è arrivata un'offerta dalla Cina col Guangzhou, e sono rimasto 5 anni. Io sono una persona che quando comincia a lavorare è molto felice di cominciare e portare a termine un progetto. E poi mi piace la cultura asiatica, anche in Cina amavo il mio posto di lavoro e abbiamo fatto un centro sportivo dopo due anni. Sono stato molto felice, non avevo motivo di cambiare. Pensi che in Cina non hanno molta pazienza con gli allenatori, è facile che vengano esonerati dopo poco: io sono rimasto cinque anni".

Parliamo di Stella Rossa-Milan: quando queste due squadre si incontrano è inevitabile pensare alla partita del 1988
"Quando parli di Stella Rossa-Milan parli della storia del calcio. In Serbia ancora oggi tutti ne parlano: la si può vedere in TV, si leggono ancora storie sui giornali. Sono partite leggendarie, credo sia una di quelle pochissime che hanno fatto davvero la storia. Quel Milan era straordinario, con i tre olandesi, posso dire che sia stata la squadra più forte contro la quale io abbia giocato in Europa. L'intensità, il pressing degli uomini di Sacchi fu pazzesco per l'epoca".

Una delle più clamorose sliding doors del calcio
"Non si vedeva nulla. Nel primo tempo si poteva giocare tranquillamente, ma quel che ricordo all'uscita degli spogliatoi per la ripresa fu assurdo: una nebbia fortissima, non si vedeva nulla. Segna dopo cinque minuti Savicevic. Pensate che era senza allenamento alle spalle, perché era appena arrivato in permesso dal militare. Quel gol noi lo riusciamo ancora a vedere, i tifosi dubito. Passano i minuti e la nebbia si fa sempre più fitta, fino a che al 65' l'arbitro dice: 'Non si può andare avanti'. Una beffa. Il il nostro era un dominio completo sulla partita, il Milan in ginocchio e c'era qualcuno che aveva perso la testa, tanto che si era ritrovato in dieci per l'espulsione di Virdis".

Si rigioca il giorno seguente
"Ci fu un'ingenuità clamorosa dello Stella Rossa, che ha accettato di giocare il giorno seguente. Il delegato della partita ci dice: 'Il recupero dipende da voi, potete giocare domani o tra una settimana'. Il nostro allenatore, che era Branislav Stankovic, un vecchio zio, mi dice: 'Ma sì, andiamo a giocare domani'. Noi contestiamo la scelta, cerchiamo di farlo tornare sui propri passi: 'Ma mister, siamo morti come facciamo? Loro hanno i sostituti!". Non ne volle sapere: "Giochiamo, giochiamo". Si gioca il giorno dopo ma questa volta il Milan ha nuove risorse e infatti gioca molto meglio, si mostra più pronto fisicamente. Segna un gol con la palla che finisce un metro dentro, vedono tutti tranne l'arbitro. Ancora non mi capacito di come abbia potuto. Loro trovano lo stesso il gol con Van Basten, rispondo io con un golazo su assist di Savicevic. Il genio e io eravamo un tandem incredibile, potevamo giocare a occhi chiusi. Si va ai rigori, vincono loro. E la storia cambia. Ma noi oggi come allora siamo orgogliosi di quella partita, perché abbiamo scritto una pagina di stori del calcio".

Lei crede che senza quella nebbia lo Stella Rossa avrebbe potuto vincere la Coppa dei Campioni?
"Non in quella edizione, non eravamo pronti. Savicevic era al militare, Pancev anche. Io giocavo da solo, mancava un centrale difensivo. Due anni dopo è stata tutt'altra storia perché la squadra si rinforzò con giocatori come Mihajlovic e Belodedici".

Quello che avete affrontato era il Milan dei primi anni di Silvio Berlusconi. Che prendeva i migliori giocatori al mondo. Lei è mai stato vicino ai rossoneri?
"Sì, ma nel 1989 avevo firmato un pre-contratto col Marsiglia. Pensi, dopo due ore che avevo trovato l'accordo mi chiama Adriano Galliani. Mi chiede, fra l'italiano e l'inglese: 'Tu, contract Marseille?'. Io nego l'evidenza. Bernard Tapie, presidente dell'OM, aveva già sparso la voce in giro, dicendo di aver comprato il Maradona dell'Est. Non potevo dire di no ai francesi, del resto Tapie era arrivato a casa mia col suo aereo privato offrendomi un contratto da giocatore top. Più tardi, nel 1991, il Milan mi invita a giocare un torneo amichevole a Madrid: faccio tre giorni di allenamento a Milanello ma la Federcalcio non dà il permesso perché non sono un tesserato del Milan".

Rimpianti?
"È così la vita. Però il Milan mi ha lasciato bei ricordi. E due orologi. Me li regalò Silvio Berlusconi, per me e mia moglie, durante la mia stagione al Verona, in prestito dal Marsiglia. Fu il suo saluto, pensava evidentemente che l'anno dopo sarei andato al Milan. Purtroppo ebbi problemi col ginocchio, la cartilagine e non se ne fece più nulla. Presero poi Savicevic".

Che cosa si aspetta da Stella Rossa-Milan, oggi?
"Intanto lasciatemi dire che sono molto felice per Dejan Stankovic che sta facendo molto bene. Sa bene come funziona il calcio italiano e mi fa piacere che abbia la possibilità di misurarsi contro una squadra italiana. Il Milan è favorito ma nel calcio non si sa mai. Certo è che la mia ex squadra non è fortunata: il Milan ha vissuto anni di crisi, ma questa squadra con Pioli è così davanti non per caso. Il Milan è certamente favorito ma nel calcio non si sa mai. Per quel che riguarda Dejan sta facendo un ottimo lavoro e vincerà sicuramente il campionato".

Ha più risentito Galliani dopo quella telefonata?
"Ah sì, anche di recente. Pensi che appena l'urna di Nyon ha accoppiato Stella Rossa e Milan il primo messaggio che ho ricevuto è stato il suo. Ero appena atterrato a Belgrado da Parigi, accendo il telefono e leggo da parte sua: 'Che ricordi'. Ho capito subito che lo Stella Rossa aveva pescato il Milan. L'ho anche incontrato di recente a Milano, dov'ero con mia moglie a trovare amici".

Un'ultima curiosità: Lei era noto col soprannome Pixie. Come è nato?
"Per il cartone animato Pixie e Dixie, ai miei tempi era molto popolare. Nasce dal fatto che quand'ero bambino e giovavo per strada con i miei amici mi fermavo sempre alle 7 di sera per andare a guardare quel cartone, che amavo molto. Una volta finito tornavo a giocare".

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