Ciro Ferrara, una vita tra Napoli e Juventus
Il ruolo del difensore, soprattutto in Italia, assume da sempre una valenza di caratura superiore rispetto alle altre nazionalità. Questo è dovuto in larga parte alla predisposizione di tattica e strategia in campo insita nella cultura calcistica italiana. Ciro Ferrara è stato un difensore di grande spessore, emerso per spirito di sacrificio, leadership in campo e forte attaccamento alla causa. Particolarmente dotato dal punto di vista tecnico e atletico. Esponente di spicco di un modello di marcatura a uomo che, spesso e volentieri, i difensori di oggi non mettono più in pratica, sia per il regolamento – molto meno permissivo rispetto a qualche anno fa – e sia perché il calcio è cambiato.
Oggi i difensori ruvidi come un tempo non se ne vedono nemmeno con il binocolo ma, all’opposto, devono saper impostare l’azione e giocare con i piedi.
Ciro Ferrara al Napoli
Ciro Ferrara nasce a Napoli l’11 febbraio del 1967, nel quartiere napoletano di Posillipo.
Gli inizi da calciatore di Ferrara non sono semplici perchè è costretto sulla carrozzella a 14 anni, quando gli diagnosticano la sindrome di Osgood-Schlatter, che riesce però a sconfiggere, continuando così la sua carriera.
Ciro Ferrara ha vissuto l’epopea calcistica compresa tra anni ’80 e inizio anni 2000. È stato uno dei più forti nel suo ruolo in un’epoca dove i grandi calciatori invadevano il campionato italiano. Marcare un Van Basten o un Platini non era impresa facile. Tutt’altro.
La sua carriera comincia storicamente nel 1984 in concomitanza con l’arrivo di Diego Armando Maradona al Napoli. Le loro storie si intrecceranno indissolubilmente dentro e fuori dal campo, stabilendo un legame al di là dell’aspetto puramente sportivo. Tanto è vero che la commozione di Ciro Ferrara, dopo la morte del Pibe de Oro, è stata chiara e lampante.
L’esordio in Serie A giunge contro la Juve, ironia della sorte sua futura squadra, in un match del 5 maggio 1985. Corsi e ricorsi storici si susseguiranno in un intreccio che sembra tratto da un romanzo in rosa.
Sin da subito Ciro Ferrara dimostra tutte le sue grandi qualità da marcatore, non disdegnando, di tanto, qualche galoppata offensiva. Uno degli artefici indiscussi del primo scudetto napoletano della storia datato 1987.
Diego la luce, lui l’interruttore. Membro di una squadra che per diversi stagioni rimane stabilmente ai vertici del calcio italiano, raggiungendo l’apice a livello europeo con la conquista della Coppa Uefa nel 1989. Nella finale di ritorno contro lo Stoccarda c’è anche la sua firma tra i marcatori.
Il secondo scudetto del 1990, accompagnato dalla Supercoppa italiana agguantata ai danni della Juve, sono la ciliegina sulla torta di un processo di affermazione e crescita straordinario.
Per certi versi, inesauribile, anche e soprattutto a livello personale. Ferrara è uno dei leader di quello spogliatoio del Napoli, rafforzato ulteriormente dalla nomina di capitano in seguito all’addio di Maradona nel 1991.
A quel punto lo status di bandiera azzurra è acclarato per Ciro Ferrara. Sarebbe rimasto, forse, a vita al Napoli se non fosse arrivato il momento della sua cessione nel 1994.
La società naviga in brutte acque dal punto di vista economico e ha bisogno di fare cassa.
Così propende per stringere un accordo di trasferimento alla Juve.
L’esperienza in azzurro lo ha visto protagonista in ben 323 occasioni complessive tra campionato e coppe e 15 reti messe a segno.
Ciro Ferrara alla Juventus
Dopo dieci anni di militanza in azzurro, Ciro Ferrara sposa il bianconero e la Juventus, acerrima nemica proprio del Napoli e squadra non vista benissimo da tanti tifosi del Napoli. Ad accoglierlo il tecnico Marcello Lippi che lo aveva già avuto in precedenza. Sono 9 miliardi di lire il costo del suo cartellino.
Inizia un’altra epoca di grandi successi che ne rafforza ulteriormente il valore e il prestigio in campo. Terzo scudetto in carriera accumulato nel 1995 con un bis personale di Coppa Italia nello stesso anno.
All’Olimpico di Roma dà il suo piccolo grande contributo in ottica Champions League, vinta in finale ai rigori contro l’Ajax. Tuttavia, da quel momento in poi, la Champions diverrà stregata per lui e i bianconeri, con ben tre finali perse in sei anni.
Il bilancio complessivo di Ciro Ferrara alla Juve, in ogni caso, conta 6 scudetti vinti, 4 Supercoppe italiane, 1 Champions League, 1 Supercoppa europea, 1 Coppa Italia, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa Intertoto.
L’ultima partita ufficiale in maglia bianconera la disputa a 38 anni in un Juve-Parma. Raggiunge quota 500 partite complessive disputate in Serie A in ben 21 anni di professionismo. E’ il 16simo nella classifica dei giocatori che hanno disputato più partite.
Con la Juventus per lui sono 358 partite e 20 reti messe a segno.
Ciro Ferrara in Nazionale
Ciro Ferrara approda in Nazionale per la prima volta durante un’Italia-Argentina, amichevole del giugno 1987. L’anno successivo parte con il resto della truppa per gli Europei ’88. L’allora ct Azeglio Vicini lo convoca per i Mondiali del ’90 dove, tuttavia, non gli è garantita la maglia da titolare.
L’arrivo di Arrigo Sacchi nella veste di ct rovina ancor di più i piani di Ferrara, destinato ad una lenta, ma inesorabile panchina. Un miraggio anch’essa, considerando che per ben tre anni viene escluso dai convocati azzurri.
Solo dal giugno 1995 in poi riconquista un posto di rilievo nella rosa, ma non riesce a partecipare agli Europei del 1996 a causa di un infortunio. Stessa sorte in prossimità dei Mondiali ’98 in Francia.
Anche in questo caso subentra un acciacco a tappargli le ali. Dino Zoff lo tiene in considerazione per Euro 2000, mettendolo al centro del progetto. Contro la Svezia giocherà l’ultima gara in assoluto in azzurro.
Saranno comunque 49 le partite disputate da Ciro Ferrara con la maglia dell’Italia.
Ciro Ferrara allenatore e opinionista
Ciro Ferrara vanta una discreta esperienza anche in qualità di allenatore. Ha iniziato come collaboratore tecnico per l’Italia di Marcello Lippi nel 2005. Nel 2009 sostituisce Claudio Ranieri alla Juve. A fine stagione chiuderà al secondo posto in classifica. L’anno dopo sarà Alberto Zaccheroni, a sua volta, a prendere il suo posto.
Nell’ottobre 2010 la federazione italiana gli affida le chiavi dell’Under 21. Esperienza conclusa nel giugno 2012 dopo 19 partite collezionate. Bilancio 12 vittorie, 6 pareggi e 1 sconfitta.
Debutta in Serie A con la Sampdoria nel luglio 2012, ma la assapora per pochi mesi prima di essere esonerato. Emigra in Cina nel luglio 2016, provando la panchina del Wuhan Zall, squadra di seconda divisione.
Non allena più da allora e attualmente Ciro Ferrara si destreggia sulle varie piattaforme nazionali in veste di commentatore e opinionista sportivo.











