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Inter, a te il Bruges per cancellare la sconfitta di Madrid. A San Siro suona l'inno della Champions

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Marta Bonfiglio
Oggi alle 07:00Serie A
autore Marta Bonfiglio
13.10.2026 07:00Serie A
L'Inter torna in campo per la seconda giornata della League phase di Champions League. A San Siro arriva il Club Brugge.
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Vincere la Champions League. Cristian Chivu non ha paura di parlare del sogno più grande, né di misurarsi con il peso delle ambizioni dell’Inter. Sa che tra immaginare una coppa e alzarla c’è una distanza che nessun nome, nessun investimento e nessuna promessa possono cancellare. «Bisogna avere il coraggio di sognare», è il punto da cui parte il suo ragionamento, alla vigilia della sfida contro il Bruges. Perché sognare non significa sentirsi già arrivati, ma trovare ogni giorno le ragioni per continuare a lavorare. E questa sera, a San Siro, l’Inter avrà un’altra occasione per dimostrare che le proprie ambizioni possono prendere forma sul campo. La Champions, del resto, non si conquista per diritto acquisito, per il valore della rosa o per il prestigio della società. Chivu lo ribadisce senza cercare scorciatoie: «Non ci sono soldi che possano portarti a comprare un trofeo, né un allenatore o giocatori che garantiscano questa vittoria». È il lavoro quotidiano a fare la differenza, la crescita individuale, quella collettiva, la capacità di migliorarsi senza smarrire la strada. L’Inter vuole arrivare fino in fondo, ma sa di dover costruire ogni passo. Dopo la sconfitta contro il Real Madrid, la partita con il Bruges diventa così un’occasione importante per rimettere in moto il cammino europeo e ritrovare continuità, senza lasciare che un passo falso condizioni il resto del percorso.

Il Bruges da affrontare senza paura

Davanti al proprio pubblico non ci sarà spazio per calcoli prematuri. Chivu vuole un’Inter riconoscibile, fedele alla propria identità e capace di imporre ritmo e personalità. Il Club Brugge è una squadra che non aspetta passivamente gli avversari: cerca il pallone, pressa alto e porta molti uomini ad attaccare. Un avversario ambizioso, dunque, che obbligherà i nerazzurri a mantenere alta la concentrazione per tutti i novanta minuti. «Nessuna partita è semplice in Champions League». Il concetto è chiaro, perché in una competizione di questo livello ogni dettaglio può cambiare il destino di una serata. La risposta alla sconfitta di Madrid, perciò, non può essere la paura. Chivu non vuole una squadra che rinunci a giocare per proteggersi, né che tradisca i propri principi per il timore di sbagliare. «Se dobbiamo perdere, dobbiamo scegliere noi come perdere, non gli altri». Il risultato conta, naturalmente, ma conta anche il modo in cui si prova a raggiungerlo. Contro il Bruges serviranno intensità, lucidità e la capacità di divertirsi senza perdere di vista il peso della posta in palio. L’Inter dovrà saper aggredire la partita, leggere i momenti di difficoltà e non concedere agli avversari la possibilità di prendere il controllo. Perché l’ambizione europea passa anche dalla capacità di affrontare le serate complicate senza rinunciare alla propria identità.

Bastoni, Calhanoglu e la forza del gruppo

Nella vigilia nerazzurra c’è spazio anche per le condizioni dei singoli e per il valore di un gruppo che Chivu considera una delle principali risorse dell’Inter. Calhanoglu sta bene, dopo la botta rimediata in campionato, mentre qualche cambiamento di formazione è previsto. Anche il percorso di Spence, frenato dai problemi fisici, procede nella direzione giusta e i minuti giocati contro il Parma gli hanno restituito fiducia e autostima. Il tecnico è soddisfatto di poterlo nuovamente avere a disposizione e allarga il discorso alla competizione interna, elemento fondamentale per mantenere alto il livello degli allenamenti e delle prestazioni. Non esistono soltanto titolari e riserve, ma giocatori chiamati a sentirsi parte della stessa responsabilità. In una stagione nella quale si scende in campo ogni tre giorni, tutti possono diventare decisivi. È una questione di disponibilità, ma anche di mentalità. Sentirsi coinvolti, accettare le scelte e farsi trovare pronti quando arriva il proprio momento. Poi c’è Alessandro Bastoni, reduce da giorni difficili dopo quanto accaduto con la Nazionale. Chivu evita di riaprire la polemica, ma prende posizione sul modo in cui il difensore è stato giudicato: «Non doveva dimostrare nulla a nessuno». Il suo valore, sottolinea il tecnico, è già noto e il suo contributo resta prezioso tanto per l’Inter quanto per l’Italia. È anche questa la responsabilità di un allenatore, proteggere i propri giocatori, riconoscerne il valore e aiutarli a ritrovare serenità, soprattutto quando il rumore esterno rischia di diventare più forte del campo. Contro il Bruges servirà tutto questo insieme.
La Champions resta il grande sogno, ma la sua realizzazione passa dalle sfide come quella di oggi, dalle risposte che una squadra sa dare dopo una sconfitta e dalla capacità di restare fedele alle proprie idee. Chivu non promette la coppa e non cerca garanzie impossibili. Chiede all’Inter di lavorare, crescere e continuare a crederci. Perché sognare è il primo passo, ma è sul campo che si decide fin dove si può arrivare.

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