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Non solo Abramovich: chi sono gli oligarchi russi proprietari di squadre europee

Non solo Abramovich: chi sono gli oligarchi russi proprietari di squadre europee TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
venerdì 25 febbraio 2022, 18:15Serie A

“Perché è ancora proprietario del Chelsea?”. Così il parlamentare laburista si è interrogato sulla posizione di Roman Abramovich, oligarca russo i cui rapporti con Putin non sono mai stati del tutto chiari - oggi sua figlia Sofia si è schierata pubblicamente contro l’invasione dell’Ucraina - ma la cui posizione è oggetto di grande dibattito in Gran Bretagna. Abramovich, dodicesimo uomo più ricco di Russia secondo le ultime classifiche di Forbes, controlla il Chelsea dal 2003. Il governo di Sua Maestà ha già fatto sapere di non avere intenzione di rinnovare il suo visto: del resto già dal 2018, complice il clima di tensione seguito all’avvelenamento dell’ex spia russa Skripal, i rapporti fra Abramovich e il Regno Unito si sono complicati parecchio, tanto da spingere l’oligarca a chiedere e ottenere la cittadinanza israeliana per avere più libertà di movimento a livello internazionale. Con un patrimonio personale stimato attorno ai 14,5 miliardi di dollari, Abramovich - che con i londinesi ha vinto Premier e Champions League - è oggi il più ricco russo proprietario di un club di calcio: fino a pochi anni fa, lo scettro spettava a Alisher Usmanov, che sempre nel 2018 ha però ceduto le quote dell’Arsenal alla famiglia Kroenke. Il numero uno del Chelsea, comunque, non è certo l’unico oligarca con le mani sul pallone in Europa, anche se il numero è più ridotto del previsto.

Dmitry Rybolovlev è considerato il ventiseiesimo uomo più ricco di Russia, con un patrimonio personale che si aggira sui 7 miliardi di dollari. E anche lui ha una vera passione per il calcio: a dicembre 2011, attraverso un trust istituito a favore di sua figlia Elena, ha acquisito - alla simbolica cifra di 1 euro - la quota di maggioranza del Monaco, con il beneplacito della famiglia reale Grimaldi che detiene tuttora una minoranza delle azioni. Sotto la sua gestione, il Monaco ha vissuto una rinascita, arrivando fino alle semifinali di Champions League, senza però riuscire a vincere la Ligue 1, complice l’irruzione sulla scena del PSG qatariota. Nel Principato si sono visti in questi anni grandissimi campioni, a partire dalla faraonica campagna acquisti del 2013 che portò al Louis II, tra gli altri, i colombiani Radamel Falcao e James Rodriguez. Fine conoscitore d’arte, tanto da finire tra le vittime della maxi-truffa internazionale ordita da Yves Bouvier, Rybolovlev è finito al centro dell’attenzione degli Stati Uniti per i suoi legami - sempre smentiti dai due - con Donald Trump, dal quale nel 2008 ha acquistato una proprietà a Palm Beach. A oggi, la sua posizione di proprietario del Monaco non è stata oggetto di discussione né nel Principato né in Francia. E neanche in Belgio, nel quale ormai pochissimi club sono di proprietà nazionale e ove Rybolovlev ha ampliato i propri interessi calcistici: nel marzo del 2017, attraverso il trust che controlla il Monaco, l’oligarca ha infatti acquisito il Cercle Brugge, all’epoca militante in seconda serie e oggi nono in Pro League, il massimo campionato belga.

Valeri Alexandrovich Ojf unisce nella sua storia personale Ucraina e Russia. Nato a Odessa, cittadino russo, è dal 2018 il proprietario del Vitesse, prossimo avversario della Roma in Conference League. E soprattutto da anni club ancillare - anche qui, al netto delle reiterate smentite - del Chelsea di Abramovich, che dal 2010 in poi ha avuto rapporti privilegiati con tutti i proprietari della formazione di Arnhem. Dapprima col georgiano Merab Jordania, poi con il russo Alexander Chigirinsky e infine con Ojf, che ha iniziato da consigliere di amministrazione della società e si è trovato a controllarla. Rispetto ai suoi predecessori, Ojf vanta un rapporto ancora più stretto con Abramovich: dopo aver lavorato per alcune grandi compagnie come Rosneft e Gazprom, è entrato infatti in Millhouse Capital, il fondo che amministra il patrimonio del proprietario del Chelsea.

Maxim Demin non figura, al momento, nella lista degli oligarchi russi i cui beni saranno congelati dal Regno Unito. A differenza di Abramovich, il suo nome non è finito al centro del dibattito pubblico britannico. Forse perché non controlla il Chelsea, ma il più modesto Bournemouth, acquistato nel 2011 da Eddie Mitchell per un prezzo vicino al milione di euro. Sotto la sua guida, e nonostante i media d’oltremanica si siano interrogati spesso circa le origini della sua ricchezza - legata al settore petrolchimico, ma le prime notizie di cui si abbia traccia risalgono al 2005, appena sei anni prima dello sbarco a Bournemouth - le Cherries hanno vissuto l’era d’oro di Eddie Howe, con tre promozioni in Premier League nel corso di sei stagioni. Nella scorsa stagione, nonostante potessero contare su giocatori del calibro di Danjuma - ceduto al Villarreal per poco meno di 25 milioni di euro - sono retrocessi in Championship, dove attualmente occupano il sesto posto in classifica.

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