Portogallo, il CT Martinez: "Ronaldo sarà il migliore della storia, vinca o meno il Mondiale"
Non è solo il ruolo da commissario tecnico del Portogallo che lo spinge a riconoscerlo. Roberto Martinez in verità ha sempre manifestato la sua ammirazione per Cristiano Ronaldo, oltre che per quello che rappresenta nel pianeta calcio, la straordinaria mentalità e l'etica del lavoro del suo capitano. Lo ha raccontato proprio in un'intervista nel nuovo podcast 'Portugal Football Summit': "Non ho mai lavorato con un giocatore che, ogni mattina, si concentri sullo sfruttare la giornata per migliorare", le prime parole.
"Se potessimo avere Cristiano per sempre, sarebbe il modo più semplice per aiutare i giocatori più giovani quando arrivano in nazionale. Il suo desiderio è quello di sfruttare ogni singolo giorno per crescere", l'immagine di CR7 riflessa in poche battute dal CT Martinez. "Sarà il miglior giocatore della storia, che vinca o meno la Coppa del Mondo", ha dichiarato verso l'avvicinamento al Mondiale 2026.
"La nostra responsabilità è darci la migliore opportunità possibile per competere per vincerla. Questo si ottiene analizzando, migliorando costantemente e mantenendo la stessa mentalità che ci ha aiutato a trionfare nella Nations League”. Dal trionfo del Portogallo nel 2025, contro la Spagna tra l'altro ai calci di rigore, il fuoriclasse portoghese di 41 anni insieme ai suoi compagni adesso vive con ansia cosa verrà in estate negli USA, in Messico e in Canada: "È stato essenziale per la nostra fiducia e la nostra convinzione. Se analizzi la Nations League, è probabilmente il formato più esigente: 10 partite in 10 mesi, cinque diversi raduni e sfide decisive da dentro o fuori".
"Vincere in Germania - ha proseguito Roberto Martinez -, dove il Portogallo non vinceva da 25 anni, e affrontare un campione d'Europa in finale, ha dato al gruppo una fiducia incredibile per il futuro". C'è, tuttavia, un discorso legato alla salute dei calciatori che continua a preoccupare sensibilmente i principali attori protagonisti del movimento e questo riguarda il numero di partite che devono affrontare annualmente. Senza un riposo adeguato: "Nessuno vuole cedere, ma dovrebbero farlo tutti. Non si tratta di mettere il calcio dei club contro quello internazionale. Si tratta di riconoscere ciò di cui i giocatori hanno bisogno. Un atleta necessita di tre o quattro settimane di riposo. Punto. Il corpo ne ha bisogno, i muscoli devono recuperare. C'è una stanchezza mentale che va affrontata", ha spiegato il CT.











