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Mauro su Vialli: "Roma e Parma lo volevano allenatore. E lui: 'Solo Juve o Samp'"

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Daniele Najjar
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Daniele Najjar
Oggi alle 15:11Serie A
01.10.2026 15:11Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB

A Trento è iniziato il Festival dello Sport. Nel corso del panel "Vialli forever" - tenutosi presso il Teatro Sociale di Trento - è intervenuto l'ex centrocampista di Juventus, Napoli e Udinese, Massimo Mauro. Di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com: "Ero invidioso di come lui riusciva a tenere unita la Samp per arrivare a vincere lo scudetto. Io ero alla Juventus in quel periodo ma da lontano invidiavo questo aspetto che c'era grazie a lui: la sua Samp metteva davanti a tutto l'amicizia", ha confidato.

All'inizio com'è andata l'esperienza di Vialli alla Juve? Fu importante Lippi.
"Il rapporto con Lippi ha determinato il superamento dei problemi avuti con Trapattoni e Boniperti. Al primo incontro con Lippi gli chiese di andarsene. Lippi rispose: "Tutto puoi fare meno che andartene".

Anche in tv sapeva imporsi.
"Lui a tutte le trasmissioni e con tutti i conduttori voleva parlare prima, dire quello che pensava sui contenuti delle trasmissioni e nelle discussioni che si intavolavano con gli ospiti".

Ci racconti una cosa di Vialli che non conosciamo?
"Ricordiamo cosa ha combinato alla Samp: ha creato il suo ambiente e ha vinto lo scudetto. C'è una cosa che non ho mai raccontato. Lui avrebbe fatto l'allenatore solo alla Juventus ed alla Sampdoria. Ha ricevuto proposte straordinarie, ma lui ha detto no dicendo: se faccio l'allenatore, solo Juventus o Sampdoria. Lo chiamò il Parma di Tanzi, la Roma. Lui avrebbe dovuto fare il presidente o di una squadra di calcio - e anche in quel caso solo per Samp o Juventus - o della FIGC. Non dico questo perché fosse superbo, ma perché lavorava bene solo se riusciva a creare le condizioni anche dal punto di vista umano. Quindi altre squadre non se le sentiva come Samp e Juve".

Sul periodo che ha fatto in Nazionale?
"Lì era l'uomo più felice del mondo, quando lo chiamò Gravina rispose: 'Firmo fra mezz'ora'. Era davvero contento di tornare ad occuparsi della Nazionale e di lavorare al fianco di Roberto (Mancini, n.d.r.)".

Anche durante la malattia fu un esempio.
"Anche nella malattia stargli accanto era un piacere. Era lui a metterti a tuo agio. Lui ovviamente non poteva essere a suo agio, ma tu accanto a lui non ti sentivi a disagio".

Fonte: Dal Festival dello Sport a Trento

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