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Kane e il Pallone d'Oro: "Ero nervoso, il cuore batteva forte. Mai provato nulla del genere"

Pierpaolo Matrone
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Pierpaolo Matrone
Oggi alle 12:56Calcio estero
31.10.2026 12:56Calcio estero
Harry Kane torna sulla notte del Pallone d'Oro 2026 e racconta l'attesa prima dell'annuncio di Ronaldo: "Ero completamente sopraffatto".
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Harry Kane non dimenticherà facilmente i secondi che hanno preceduto la proclamazione del Pallone d'Oro 2026. Intervistato da France Football, l'attaccante inglese del Bayern Monaco ha raccontato le sensazioni vissute durante la cerimonia di Londra, quando Ronaldo Nazario si preparava ad annunciare il nome del vincitore. Un'attesa diversa persino da quella che precede le partite più importanti: "Ero nervoso. Davvero. Il cuore mi batteva forte. È molto diverso dallo stress che si prova prima di una grande partita, quando sai di poter influenzare il risultato giocando bene o segnando. Lì, dovevo solo aspettare quel momento".

Kane: "Quando Ronaldo ha pronunciato il mio nome sono stato sopraffatto"

La tensione si è sciolta soltanto quando Ronaldo ha pronunciato il suo nome. Kane ha ricordato così quel momento: "Quando ha pronunciato il mio nome, tutte le emozioni sono arrivate in una volta: sollievo, felicità... Non sapevo davvero come reagire. Ero completamente sopraffatto. Non avevo mai provato niente del genere prima". Accanto all'inglese c'erano familiari, amici e diverse persone che lo hanno accompagnato nel corso della sua carriera, rendendo ancora più speciale il riconoscimento individuale più prestigioso.

"Tutto quel supporto mi ha fatto venire ancora più voglia di vincere"

A rendere particolare la giornata erano stati anche i tanti messaggi ricevuti nelle ore precedenti alla cerimonia. "Tutti mi dicevano che me lo meritavo e mi auguravano buona fortuna. Mi ha quasi fatto venire ancora più voglia di vincere, perché mi sono reso conto di tutto il supporto che stavo ricevendo", ha spiegato Kane. Un Pallone d'Oro vissuto quindi non soltanto come un traguardo personale, ma anche come il punto d'arrivo di un percorso condiviso con le persone che lo hanno accompagnato negli anni. E proprio l'impossibilità di incidere sull'esito, per un calciatore abituato a decidere le partite attraverso gol e prestazioni, ha trasformato quei pochi istanti prima dell'annuncio in un'emozione completamente nuova.

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