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Klopp, che attacco al Mondiale per Club: "La peggior idea mai implementata nel calcio"

Niccolò Righi
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Niccolò Righi
sabato 28 giugno 2025, 11:57Calcio estero
28.06.2025 11:57Calcio estero
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Jürgen Klopp, ex allenatore del Liverpool e oggi figura di spicco all’interno del progetto calcistico targato Red Bull, ha lanciato un duro attacco al nuovo formato del Mondiale per Club, in programma negli Stati Uniti. Intervistato dal quotidiano tedesco Die Welt, Klopp ha espresso tutta la sua preoccupazione per il calendario sovraccarico, definendo la competizione una “follia assoluta” e “la peggior idea mai implementata nel calcio”.

Secondo il tecnico tedesco, il torneo non fa altro che gravare ulteriormente su calciatori già spremuti da un ritmo esasperato: “Capisco che per alcuni club i soldi siano tanti, ma non è così per tutti. I giocatori non hanno più tempo per recuperare, né fisicamente né mentalmente. L’anno scorso c’erano Coppa America ed Europeo, quest’anno il Mondiale per Club, e l’anno prossimo il Mondiale. Quando dovrebbero riposarsi?”.

Klopp ha anche richiamato le recenti dichiarazioni di Raphinha, che aveva chiesto maggiore rispetto per i calciatori, evidenziando che “anche chi guadagna molto ha diritto a fermarsi”. Ha poi fatto un paragone diretto: “Un giocatore NBA guadagna tanto e si riposa quattro mesi all’anno. Virgil van Dijk non ha mai avuto una pausa del genere, né quegli stipendi”.

A preoccupare l’ex tecnico dei Reds è soprattutto l’impatto sulla salute degli atleti: “Temo un’ondata di infortuni mai vista. Si pretende che giochino ogni partita come se fosse una finale, 70 o 75 volte l’anno. Non si può andare avanti così. Senza pause, anche il prodotto perde valore”. Infine, Klopp ha concluso con un ricordo emblematico della sua esperienza in panchina: “In tutta la mia carriera, ho avuto solo una volta una preparazione di due settimane e mezzo con l’intera squadra a disposizione. Poi abbiamo giocato ogni tre giorni per un anno intero. È disumano”.

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Immagine editoriale di Ivan Cardia
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