PSG, Chevalier è un caso: a penalizzarlo è "la fragilità emotiva" nelle partite importanti
L’arrivo di Lucas Chevalier al Paris Saint-Germain la scorsa estate era stato accolto come un colpo ambizioso e strategico. Giunto per raccogliere l’eredità di Gianluigi Donnarumma, il giovane portiere formato al Lilla veniva considerato il futuro numero uno della Francia, dotato di piedi educati, personalità e leadership in campo. Le prime apparizioni, in particolare nella Supercoppa Europea contro il Tottenham, avevano confermato le aspettative: a 24 anni, Chevalier incarnava un progetto a medio termine per stabilizzare un ruolo spesso instabile nel PSG.
La realtà, però, si è fatta subito complicata. Una serie di errori tecnici, a volte decisivi, in gare importanti - come contro lo Sporting in Champions League - ha creato dubbi sull’affidabilità del portiere. Alcune incertezze e imprecisioni hanno messo in discussione il suo rendimento, mentre Matvey Safonov, inizialmente alternativa, ha saputo cogliere l’opportunità: solido, concentrato e continuo nelle prestazioni, il portiere russo ha conquistato il ruolo di titolare indiscusso, brillando anche in Coppa Intercontinentale contro il Flamengo.
Il problema per Chevalier non è solo tecnico, ma mentale. Secondo L’Équipe, Luis Enrique avrebbe notato fragilità emotive nelle partite ad alta intensità, in particolare legate alla tensione eccessiva e a una comunicazione "nervosa" con la difesa. A differenza di Safonov, che trasmette sicurezza, Chevalier sembra subire gli eventi, un limite pesante per un ruolo dove la stabilità psicologica è fondamentale. A pochi mesi dalla Coppa del Mondo 2026, questa mancanza di continuità e fiducia mette a rischio anche la sua presenza in nazionale.











