L'Irlanda giocherà contro Israele: la squadra decide dopo 4 ore, Bazunu lascia il ritiro
La sfida di Nations League tra Israele e Irlanda si giocherà regolarmente, ma la vigilia della gara è stata segnata da una frattura interna alla nazionale irlandese. Il confronto in programma questa sera a Debrecen, in Ungheria, campo neutro scelto per motivi di sicurezza, è stato infatti al centro di un acceso dibattito all’interno del gruppo, arrivato fino alla possibilità di un boicottaggio.
A far esplodere la tensione è stata la decisione del portiere Gavin Bazunu di non prendere parte alla trasferta. L’estremo difensore del Bolton ha comunicato al commissario tecnico Heimir Hallgrimsson la propria scelta, motivandola con ragioni personali e di coscienza legate al conflitto in Medio Oriente. La posizione del portiere ha aperto un confronto tra i convocati: la squadra si è riunita per circa quattro ore nell’hotel del ritiro per discutere il da farsi, facendo slittare sia la conferenza stampa sia l’allenamento. Alla fine i 26 giocatori hanno votatp sulla possibilità di non disputare la partita e, secondo quanto comunicato dalla Federazione, una "significativa maggioranza" ha scelto di scendere in campo. Bazunu, invece, ha lasciato il gruppo.
Il portiere ha spiegato la propria decisione attraverso un messaggio pubblicato sui social: "Rappresentare il mio Paese significa tutto per me. Ho il massimo rispetto per i miei compagni, per l’allenatore, lo staff e per il popolo irlandese. Sono arrivato a una decisione che non ho preso alla leggera. Sono una persona di fede e cerco di vivere secondo principi e valori, quindi sento che sarebbe sbagliato partecipare alle prossime partite contro Israele. La mia decisione si basa esclusivamente sulla convinzione personale che l’uccisione di persone innocenti sia sbagliata. La mia posizione non è contro gli israeliani o la comunità ebraica, ma contro le atrocità che stanno avvenendo nella regione".
Hallgrímsson: "Situazione quasi insostenibile"
Il commissario tecnico irlandese ha raccontato il clima difficile vissuto dalla squadra nelle ultime ore. "Non credo che nessuno possa comprendere la pressione a cui sono sottoposti questi giocatori", ha spiegato Hallgrímsson, sottolineando come il gruppo si sia trovato davanti a una scelta estremamente complessa. L’allenatore ha ribadito la posizione della nazionale: "Se giochiamo, non significa che accettiamo la situazione attuale. Se un giocatore scende in campo domani, non accetta quello che sta succedendo a Gaza. Vogliamo chiarire che non appoggiamo in alcun modo ciò che sta accadendo. Giochiamo perché fa parte del regolamento della competizione". Infine ha ammesso che il momento è diventato particolarmente pesante: "Siamo obbligati professionalmente e legalmente a giocare, ma siamo quasi arrivati al limite. Nessuno è a proprio agio nel disputare questa partita. È una situazione in cui non puoi vincere: entrambe le scelte sono difficili".
Fasce nere e gesti simbolici
La decisione di scendere in campo non chiude comunque la vicenda. I giocatori irlandesi hanno annunciato l’intenzione di ridurre gli impegni mediatici e di manifestare la propria posizione attraverso iniziative simboliche. La squadra dovrebbe inoltre indossare una fascia nera al braccio durante la gara, come gesto in memoria delle vittime del conflitto. Il clima intorno al doppio confronto con Israele si è fatto sempre più teso nelle ultime settimane, con diverse campagne pubbliche che avevano chiesto alla FAI di rinunciare alle partite. La federazione irlandese aveva però confermato la volontà di rispettare il calendario UEFA, anche alla luce delle possibili conseguenze sportive ed economiche di un eventuale forfait. Dopo il match di Debrecen, il secondo confronto tra le due nazionali è previsto il 4 ottobre a Bačka Topola, in Serbia.






