Polverosi 'consiglia' Mancini: "Lascerei da parte il futuro, ora per l'Italia conta solo vincere"
In vista del ritorno in campo dell'Italia per le gare di Nations League, è intervenuto sulle pagine del Corriere dello Sport il noto giornalista Alberto Polverosi con un editoriale sugli azzurri di Mancini: "Abbiamo sei partite e poco meno di due settimane per restituire al calcio italiano un nuovo principio di credibilità. Sei partite che hanno un valore perfino superiore ai tre punti perché devono rappresentare un altro inizio, l’ultimo se possibile. Due nazionali, quella di Mancini e quella di Baldini, con due obiettivi diversi e al tempo stesso identici. La Nazionale riparte dal terzo disastro di fila e la Nations League le offre la possibilità di rimettersi in linea di galleggiamento; la Under 21 può invece puntare alle finali europee dove conquistare poi un posto alle Olimpiadi. Se gli azzurri non si qualificano a un Mondiale da Brasile 2014, gli azzurrini non arrivano alle Olimpiadi da Pechino 2008. Non siamo credibili e dobbiamo tornare ad esserlo".
Il giornalista fa poi un'analisi sui due CT: "Baldini viene dai marciapiedi massesi, è arrivato dal niente, Mancini aveva già tutto prima di sedersi in panchina. È stato baciato dalla Natura da calciatore e da allenatore. Sono diversi, ma sulle convocazioni, le prime insieme, non ci sono stati problemi, né tanto meno malintesi. E questo è già un buon punto di partenza per ricominciare".
Infine, un focus sulla Nazionale maggiore: "Quattro partite per la Nazionale, la prima domani a Roma col Belgio, lunedì in Turchia, venerdì in Francia e martedì a Bologna con la Turchia. Si aspettano le scelte del ct che a Coverciano ha messo insieme generazioni diverse. Vuole vincere e costruire. Se possiamo permetterci, in questo momento la costruzione della Nazionale del futuro la lasceremmo da parte anche perché solo la vittoria può restituirci davvero un po’ di futuro. Non possiamo farne a meno. Ogni risorsa, ogni attenzione, ogni energia va riversata sulla conquista del risultato. Una Nazionale può essere ringiovanita se ha una base solida, se è una squadra come lo era l’Italia di Mancini/1 all’Europeo. Lo vincemmo con qualche giovane (Donnarumma, Barella), ma anche e soprattutto con Chiellini, anni 37, che quella sera prese per la collottola Saka e gli disse: “Ragazzino, da qui non passi”".






