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Quando la classifica racconta solo una parte della storia. Il "caso" Cosenza

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Claudia Marrone
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Claudia Marrone
Oggi alle 14:04Serie C
09.10.2026 14:04Serie C
Un avvio da incubo quello dei lupi calabresi, con condizioni di lavoro non semplici per i principi interpreti della stagione
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com

È esercizio facile, nel calcio, guardare la classifica, è con quella che alla fine si devono fare i conti, ma è proprio la stessa classifica che, alla fine, racconta solo una parte del volto di una stagione, di un campionato: il campo. Ma per arrivare al campo c’è il fattore più importante che da sempre contraddistingue il volere di un club e ne pesa gli obiettivi: la programmazione. Un concetto che ne abbraccia diversi tutti importanti in egual misura: la costruzione di una squadra in tempi consoni per preparare sin dal principio la stagione, campi di allenamento, chiarezza sul budget. E per ora basterebbero forse solo questi aspetti per capire cosa a Cosenza non sta funzionando.

Il complesso esercizio dello spiegare cosa comporta la mancanza di programmazione.

Una città intera in rivolta con la proprietà e una tifoseria che vede quasi una premeditazione dai vertici altissimi, la delusione - forse insormontabile - nel vedere ciò che accade: ecco che allora l’esercizio più complesso diventa proprio quello di spiegare razionalmente come la mancanza di programmazione ti faccia scivolare giù, in fondo, ti tolga energie, ti spenga entusiasmo e ti metta in condizioni di considerare sofferenza ciò che poteva essere rinascita. Ma la situazione è evidente, e parte per altro da un punto base: manca un campo di allenamento fisso, una delle prime condizioni che servono per lavorare nel calcio. E che ha creato non poche problematiche a partire dal ritiro estivo, subito aggravate dalla querelle legata al 'Marulla', dove il Cosenza non può giocare; e dove si va? Di nuovo in montagna, a fare 80 km al giorno per avere un pezzo di verde, dove poter “correre”. Passiamo poi al budget per costruire sostanzialmente da zero una squadra, dopo il comprensibile "fuggi fuggi" estivo. Un’agonia per il Ds Lucioni, che - con un budget a dir poco risicato - ha dovuto sensibilmente ridurre il raggio di azione, ricaduto poi anche sul tecnico Coppitelli, che ha scelto Cosenza convinto di poter esprimere, in una piazza storicamente importante, in condizioni normali, i suoi valori; invece, come ha spesso ricordato, ciò che ha trovato è stata solo mancanza di chiarezza e confusione.

Il tutto incide poi sugli obiettivi.

Confusione, altra parola centrale, perché capire quella che è l'intenzione della proprietà non è semplice. Con anche la sinergia con il Ds, il tecnico è riuscito a portarsi dietro diversi suoi uomini pronti a fare la guerra per lui dentro e fuori dal campo, pronti a un anno sì di possibile sofferenza, ma non così alta. Un inizio cosi non si vedeva da anni, si è spesso detto, perché probabilmente si è toccato il punto più basso della storia recente; e quando si tocca il fondo, cosa si fa? O si rimane li, o ci si dà la spinta per risalire. Ma questo dovrà dirlo la proprietà. Alla quale nessuno ha chiesto la luna. A quella ululano i lupi della sila che meritano risposte, in qualsiasi modo e il prima possibile.

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