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Croazia, il tramonto di una generazione irripetibile? Dopo Modric e Perisic vuoto enorme

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Michele Pavese
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Michele Pavese
Oggi alle 09:26Calcio estero
08.10.2026 09:26Calcio estero
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

La sconfitta per 7-0 contro l’Inghilterra non è stata soltanto una pesante battuta d’arresto. Per la Croazia ha rappresentato qualcosa di molto più profondo: il simbolo della fine di un ciclo, forse della generazione più importante nella storia del calcio del Paese. Una squadra capace di sfidare le grandi potenze mondiali per quasi un decennio, arrivando seconda al Mondiale 2018, terza nel 2022 e in finale di Nations League 2023, oggi sembra aver perso quelle certezze che l’avevano resa una delle nazionali più difficili da affrontare.

I numeri dell’ultima sosta internazionale sono impietosi: tre sconfitte, due contro la Spagna e una contro l’Inghilterra, 14 gol incassati e una sola vittoria, il 2-1 contro la Repubblica Ceca. Ma più del risultato, a preoccupare è stata la sensazione di impotenza: una Croazia storicamente abituata a soffrire, gestire il pallone, trascinare le partite fino ai supplementari e trovare sempre una soluzione nei momenti decisivi è sembrata improvvisamente senza energie.

La frase di Luka Modric dopo il pesante k.o. contro i Three Lions fotografa perfettamente il momento: "Sono qui da vent’anni e per la prima volta provo vergogna dopo una partita". Parole pesanti pronunciate dal simbolo assoluto di questa nazionale, un giocatore che ha incarnato più di chiunque altro la resilienza croata. A 41 anni, Modric si avvicina inevitabilmente alla conclusione della sua avventura con la maglia della nazionale. Ma il problema della Croazia non è soltanto il possibile addio del fuoriclasse del Milan. È ciò che arriverà dopo.

Il peso di una generazione che non ha trovato eredi

La Croazia che ha conquistato il mondo negli ultimi anni aveva una caratteristica unica: non era soltanto una squadra con grandi individualità, ma un gruppo costruito su una forte identità collettiva. Modric, Rakitic, Perisic, Mandzukic, Brozovic, Kovacic, Vida e tanti altri hanno rappresentato un modello di competitività superiore al loro reale peso demografico e calcistico. Il problema è che il ricambio non è mai stato realmente completato; contro l’Inghilterra erano ancora presenti diversi protagonisti delle grandi imprese recenti: Modric, Perisic, Kovacic e Livakovic, quattro giocatori che hanno disputato la finale mondiale del 2018. Ma il tempo passa anche per i campioni: Modric ha 41 anni, Perisic 37, Kovacic 32 e Livakovic 31.

Anche prendendo come riferimento il Mondiale del 2022, dieci giocatori di quella squadra arrivata terza erano ancora coinvolti nella sfida contro l’Inghilterra. Oltre ai già citati, c’erano Gvardiol e Stanisic titolari, mentre dalla panchina sono entrati o erano disponibili elementi come Sutalo, Mario Pasalic, Vlasic e Jakic. Il problema, però, è che alle spalle di questi veterani non è emersa una nuova generazione dello stesso livello.

Il talento c’è, ma manca la quantità

La Croazia continua a produrre giocatori tecnicamente validi, ma non sembra avere più quella profondità che aveva caratterizzato il ciclo precedente. Sono pochi gli Under 30 già protagonisti nei grandi club europei. Il nome più importante è sicuramente Josko Gvardiol, difensore del Manchester City e già leader della nuova generazione; accanto a lui ci sono Josip Stanisic del Bayern Monaco, Petar Sucic dell’Inter e Martin Baturina del Como, oltre a Ivan Smolcic. Profili interessanti, ma ancora lontani dall’impatto avuto dai predecessori.

La differenza è evidente: la Croazia di qualche anno fa aveva contemporaneamente giocatori decisivi nei migliori club europei. Oggi deve ancora costruire una nuova colonna portante. Il declino arriva pochi mesi dopo l’eliminazione dal Mondiale contro il Portogallo, risultato che ha chiuso il ciclo di Zlatko Dalic, nove anni alla guida della nazionale. Al suo posto è tornato Slaven Bilic, già commissario tecnico tra il 2006 e il 2012, chiamato a ricostruire una squadra che sembra aver perso la propria anima.

Ma la strada sarà lunga. Perché il problema della Croazia non è una singola partita sbagliata, né soltanto una generazione arrivata al capolinea. È la difficoltà di sostituire una classe di giocatori che ha rappresentato un’eccezione nella storia del calcio mondiale. Il calcio croato ha sempre vissuto di cicli: quello di Suker e Boban negli anni Novanta, quello di Modric e compagni nell’ultimo decennio. Per la prima volta dopo tanti anni, la domanda non è più quanto lontano possa arrivare la Croazia, ma quanto tempo servirà per tornare protagonista.

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Immagine editoriale di Lorenzo Di Benedetto
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