Mendes: "Mi dissero che Bernardo Silva al massimo avrebbe giocato nel Paços de Ferreira"
Prima di diventare uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, Bernardo Silva era stato bocciato da più di un osservatore. A raccontarlo è Jorge Mendes, intervenuto alla conferenza "Leading the Game" presso l'Università Cattolica di Porto. L'agente ha ricordato i giudizi ricevuti sul portoghese agli inizi della carriera: "Mi è stato detto più volte: 'Jorge, lascia perdere, non hai nessuna possibilità. Bernardo Silva non diventerà mai un giocatore importante'". Le prospettive che gli venivano indicate erano decisamente modeste: "Il massimo che avrebbe potuto raggiungere sarebbe stato giocare in prima o seconda divisione, al massimo al Paços de Ferreira". La storia, naturalmente, avrebbe raccontato qualcosa di molto diverso.
Mendes: "Al Monaco non volevano tenerlo, dovetti convincere il presidente"
Le perplessità su Bernardo Silva non terminarono neppure con il passaggio dal Benfica al Monaco. Mendes ha infatti rivelato di essere dovuto intervenire personalmente per evitare che il club francese rinunciasse al centrocampista: "Non volevano tenerlo dopo il primo anno. Ho dovuto parlare con il presidente, ho dovuto convincerlo. Gli ho detto: 'State commettendo un errore, perché è un grande giocatore'". Una previsione rivelatasi corretta: Bernardo si è successivamente imposto ai massimi livelli, diventando protagonista al Manchester City e proseguendo poi la propria carriera al Real Madrid.
Da Deco a João Félix: "Il talento da solo non basta"
Nel corso dell'intervento Mendes ha ricordato anche altri casi emblematici, a partire da Deco, inizialmente rifiutato dal Benfica e successivamente portato al Porto dopo l'intervento dell'agente. "Per me, è stato il miglior giocatore nella storia del Porto. Meritava di vincere il Pallone d'Oro nel 2004", ha affermato. Curioso anche il retroscena su João Félix, arrivato al Benfica quasi di riflesso rispetto all'interesse per il fratello Hugo. Tutti esempi utilizzati da Mendes per ribadire la propria convinzione: "Se confrontiamo un giocatore di grande talento con un altro meno talentuoso ma un grande professionista che lavora con grande dedizione e determinazione, quest'ultimo arriverà sempre più lontano". Per l'agente, insomma, "il talento è molto importante, ma da solo non basta".






