Raul Asencio: "Non ho ammazzato nessuno. Ho sbagliato, ho chiesto scusa e continuo a farlo"
Attualmente ai box per recuperare dall'intervento chirurgico a cui è stato sottoposto a causa di una frattura da stress, il difensore del Real Madrid Raúl Asencio si è raccontato a cuore aperto in una lunga intervista concessa al quotidiano As. Il canterano merengue ha affrontato i due episodi più controversi e delicati della sua giovane carriera: la multa rimediata per guida in stato di ebbrezza lo scorso agosto a Gran Canaria e la totale assoluzione dall'accusa di presunta diffusione di video a sfondo sessuale.
Il mea culpa sulla guida in stato di ebbrezza e il richiamo di Mourinho
Parlando dell'episodio di Gran Canaria, aspramente criticato anche dal tecnico José Mourinho, Asencio non si è nascosto: "È stato un momento molto duro, si sono accavallate diverse situazioni nella mia vita in un periodo breve. Mou non si sbaglia, aveva tutta la ragione del mondo. Alla fine la gente giudica in base a ciò che vede e appare sui media", ha ammesso il ventitreenne. "Ho sbagliato, l'ho ammesso e continuo a farlo, ho chiesto scusa e continuerò a farlo. A 23 anni si commettono errori come tutti a questa età, ma devo essere consapevole di dove mi trovo. Sono al Real Madrid e certe cose non devono più ripetersi. Sogno di vincere titoli con questa maglia per il resto della mia carriera".
I cori negli stadi e l'assoluzione dalle accuse
Sull'altra vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto — e che gli è valsa una pesante contestazione negli stadi avversari —, Asencio ha voluto sgombrare il campo dagli equivoci dopo l'assoluzione: "Non ho ucciso nessuno, non ho fatto nulla. Avevo la coscienza pulita ed è la cosa più importante. Quando scendevo in campo pensavo solo a giocare a calcio, non a liticare con una curva ostile", ha spiegato. "I tifosi dovrebbero sostenere la propria squadra anziché insultare gli avversari. Sapevo di dover reggere l'urto e l'ho fatto grazie alla mia maturità, anche se a soffrire di più è stata la mia famiglia. La verità è che in campo ero così concentrato sulla partita che spesso non mi rendevo nemmeno conto dei cori"
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