Tudor, il Tottenham è una patata bollente: a 8 mesi dal trionfo in EL tutto è tornato come prima
Nove mesi dopo aver interrotto un digiuno di 17 anni senza trofei, il Tottenham è ripiombato nel caos. Il trionfo in UEFA Europa League a Bilbao, che aveva restituito prestigio e garantito l’accesso alla UEFA Champions League, oggi sembra un ricordo lontano. In Europa gli Spurs tengono il passo - quarti nella fase campionato e qualificati agli ottavi - ma in Premier la situazione è drammatica: 16° posto dopo 26 giornate, appena 29 punti e solo cinque lunghezze di margine sulla zona retrocessione.
La crisi sportiva ha già prodotto le prime vittime. Dopo l’addio di Ange Postecoglou, l’esperimento Thomas Frank è durato appena otto mesi: due vittorie nelle ultime 17 gare di campionato hanno reso inevitabile l’esonero. Al suo posto è arrivato ad interim Igor Tudor, mentre anche lo staff tecnico è stato scosso dall’uscita di John Heitinga, rimasto al Tottenham appena 33 giorni.
A pesare sono anche i numerosi infortuni: tra gli indisponibili figurano pedine chiave come James Maddison e Dejan Kulusevski, oltre ad altri titolari fuori a lungo termine. Ma per molti osservatori il problema è più profondo. Lo stesso Postecoglou, intervenuto al podcast The Overlap, ha criticato la mancanza di ambizione del club, accusandolo di proclamarsi "grande" senza però investire come tale sul mercato. Nemmeno l’uscita di scena dello storico presidente Daniel Levy ha invertito la rotta e, mentre sullo sfondo si fa il nome di Mauricio Pochettino per un possibile ritorno in panchina, la stagione resta appesa a un filo: la Champions e la FA Cup rappresentano le ultime chance per salvare l’annata.
Il rischio, però, non è solo tecnico. Secondo la stampa inglese, eventuale retrocessione o mancata qualificazione europea potrebbero costare "decine di milioni" in sponsorizzazioni, con clausole già previste nei contratti. Senza risultati e senza coppe, il Tottenham rischia di pagare un prezzo altissimo, dentro e fuori dal campo.











