Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club

Milan: fiducia per Fofana. Inter: tutti i nomi da scartare. Juve: tra Koop e Chiesa. Napoli: i tempi di Lukaku e… Brescianini. E una devastante storia olimpica

Milan: fiducia per Fofana. Inter: tutti i nomi da scartare. Juve: tra Koop e Chiesa. Napoli: i tempi di Lukaku e… Brescianini. E una devastante storia olimpica TUTTOmercatoWEB
Fabrizio Biasin
autore
Fabrizio Biasin
mercoledì 31 luglio 2024, 16:02Editoriale

Non è semplice parlare di pallone nei giorni dei salti, lanci, tuffi, scazzi nella scherma, arbitri maledetti del judo o del pugilato e “Senne” inquinate come non mai, ma ci si prova.
(Però alla fine vi raccontiamo una roba sul tennis tavolo, ci teniamo. E comunque ‘sto oro vinto dalle spadiste in faccia ai francesi. Ah, che goduria…).
Ma veniamo al sacro pallone e a una certezza: nessuna delle big affamate di tricolore ha ancora ultimato i lavori.

MILAN
Pavlovic ha ufficialmente svolto le visite mediche ed è un nuovo difensore dei rossoneri. Il Diavolo pensa alla cessione di Thiaw e tratta con il Newcastle per una cifra vicina ai 30 milioni. Quanto alle entrate, procede la trattativa con il Tottenham per Emerson Royal (arriverà), così come il rinforzo a centrocampo: si chiama Fofana, al momento il Monaco spara alto, ma il ragazzo vuole solo il rossonero e, certo, è un ottimo punto di partenza. Altri ingressi? Una punta alternativa a Morata.

ATALANTA
Gasperini è una iena in campo, ma pure fuori. Chiede rinforzi un po’ ovunque, a partire dall’attacco (El Bilal Touré non lo convince): il mister preferirebbe un “nuovo-Hojlund” da mettere alle spalle di Scamacca. In difesa, con Scalvini infortunato e Djimsiti in uscita, si cerca esperienza, mentre in mezzo tiene banco la questione Koopmeiners, con Percassi e Giuntoli che si punzecchiano e i bergamaschi che non ascolteranno offerte inferiori a 60 milioni. Capitolo O'Riley: Gasp non lo ritiene alternativo all’olandese e, banalmente, lo pretende (mica scemo).

JUVENTUS
Tre rinforzi sicuri in arrivo (del resto ce lo ha detto Giuntoli): Todibo è vicinissimo (35 milioni al Nizza), Koopmeiners resta il sogno unico e solo a centrocampo, per l’attacco si punta a Karim Adeyemi, anche se la valutazione del Borussia (45 milioni) spaventa un po’. E Chiesa? Uscirà, ma prima trova una sistemazione prima libera spazio per l’esterno gradito a Motta (stesso discorso per Milik in attacco).

INTER
Solo ritocchi. L’obiettivo principale resta il braccetto di piede sinistro, giovane e “futuribile” (come Bisseck un anno fa, per intenderci). Il club non ha fretta e i nomi usciti fino a qua… Sono tutti sballati (piaceva solo Cabal, ma se l’è pappato la Juve). Ausilio ha in mente un nome, presto sapremo. E Valentin Carboni? Va a Marsiglia per 1 milione di prestito, 36 per il riscatto fissato per l’OM e 40 per il contro-riscatto nerazzurro. In pratica Marotta mantiene il controllo e spera che De Zerbi faccia sbocciare il talento del giovanotto. E davanti? Servirebbe “un altro Sanchez”, ma arriverà solo in caso di uscita di Correa e Arnautovic (difficile).

NAPOLI
Con Buongiorno e Rafa Marin la difesa è a posto, tocca sistemare l’attacco. Per Osimhen al momento non ci sono offerte valide e Lukaku deve attendere. Il belga arriverà? Sì, ci vorrà del tempo ma alla fine Conte avrà il suo bomber. In mezzo al campo si attende la cessione di Cajuste e si puntano Brescianini (molto forte e un filo sottovalutato) e Gilmour.
Fine delle balle di mercato.
E ora “Saheed senza ritorno”, una storia di emozioni olimpiche e colazioni domenicali. Buona lettura, se vi va.
E niente, stavo facendo colazione con estrema calma. Sapete, la domenica. Schermo acceso a caso sul table tennis. “Tanto al momento non ci sono azzurri in gara”. Faccio partire la macchinetta del caffè mentre a Parigi si scaldano lo svedese Anton Kallberg, 18esima testa di serie, e il congolese Saheed Idowu, classificato oltre il centesimo posto. Un 64esimo di finale, sulla carta non c’è partita.
Non vorremmo ragionare per stereotipi, ma ci tocca: lo svedese è biondo, smilzo, algido, probabilmente non ha sorriso neanche dopo aver limonato la prima volta. Il congolese è un filo su di chili, bello carico, caratteriale e simpaticone del tipo che ci andresti a bere una birretta sulla fiducia. I loro rispettivi tecnici seduti a margine, banalmente, sono la loro copia carbone, ma un tot più vecchi.

Si comincia.

(Breve ripasso delle regole: si giocano mini partite, vince la mini partita chi arriva a 11 o, in caso di 10-10, chi mette due punti di distanza sull’avversario. Chi conquista per primo quattro mini partite, passa il turno).

Lo svedese è una iena, sbaglia pochissimo, il congolese è teso come corda di violino, impacciato, sudato come Bonolis al gioco finale. La partita fila via veloce, il pubblico (palazzetto strapieno) se ne fotte abbastanza e guarda altro, io inzuppo un biscotto nel caffè con discreta indifferenza: 11-7.
Son tentato di cambiare canale, ma do una speranza a Saheed, nel frattempo rimbrottato dal suo coach.
Si riparte e la storia non cambia: Kallberg pare uscito da una catena di montaggio Ikea, sbaglia niente, il suo avversario fatica a stargli dietro ma almeno questa volta combatte. E si carica. E approfitta di un rarissimo calo di attenzione del biondastro: 11-13! Clamoroso al Cibali parigino.

Il pubblico inizia a prestare attenzione, io pure. Ma è tempo sprecato: il robot scandinavo si pappa il babà africano in un sol boccone: 11-4, 11-6 e complessivo 3-1.

La sfida è segnata, troppa differenza tecnica e tattica. Il coach congolese guarda il suo ragazzo come per dire “‘A Sa’, stamo affà na figura emmerd”.

Inizia la quinta mini partita e ti aspetti una cosa veloce, stretta di mano e arrivederci, ma qui si accende la luce: Saheed si ribella e inizia a picchiare con una lucidità e carica bestiale. Pare Fantozzi nella leggendaria sfida a biliardo a casa Catellani e “Mi permette un colpo?”.

A ogni punto Saheed urla come un lupo maremmano per convincersi che si-può-fare! Nello sguardo dello svedese solo un minimo fastidio, fatto sta che il pubblico, come per magia, inizia a scandire il nome del colosso di Brazzaville: Sah-eed! Sah-eed! E Saheed non tradisce: 12-14 6-11, complessivo 3-3. Si va alla sfida finale!

Ora il palazzetto è realmente un catino rovente, tutto dalla parte del francofono. Il mobiletto Ikea pare un filo sbullonato, il suo coach lo guarda severo come per dire “vedi di vincere altrimenti torni a casa a piedi”, Saheed perde litrate di sudore che la pezzuola di spugna fatica a contenere.
Si procede punto a punto, a ogni sferzata del congolese viene giù tutto, quando il punto arriva da Stoccolma è tutto un “noooooooooooo!”.

All’improvviso lo schermetto suona e mi avvisa: “Azzurri in gara! Cambia canale pirla!”, ma non lo farei per niente al mondo: “Colcazzo giro! Daje Saheed! Sfondiamo ‘sto armadietto svedese!”.

Ma sull’incredibile 8-9 per Saheed vien fuori il ranking: Anton congela i suoi neuroni, si trasforma in un assassino a sangue freddo e sbaglia nulla: 9-9, 10-9, match point.

Saheed recita tutti i santi del Congo, prova a farsi forza, cerca il suo coach che lo guarda come per dire: “‘A Sa, se fai ‘sto miracolo ti porto al Moulin Rouge”.

Niente miracolo, niente favola, niente di niente: Saheed sbaglia in risposta e per la prima volta il biondo esulta per davvero, l’eroe di Brazzaville è sconfitto e abbassa lo sguardo.

Cala il silenzio, ma solo per un attimo: “Sa-heed! Sa-heeed! Sa-heeeeed!”. Migliaia di tifosi presenti al palazzetto celebrano il loro idolo, lo ringraziano per questi 59 minuti serratissimi di pura passione, lui esce a braccia alzate come Rocky Balboa in “Rocky I”, io fisso devastato lo schermo mentre Saheed imbocca il tunnel seguito dal suo coach e scompare per sempre negli spogliatoi.

Penso: “Non lo rivedrò mai più”. E subito dopo: “Minchia, che colazione…”.

Le Olimpiadi.

Altre notizie Editoriale

Oggi
Ieri
giovedì 24 settembre
mercoledì 23 settembre
martedì 22 settembre
lunedì 21 settembre
domenica 20 settembre
sabato 19 settembre
Immagine editoriale di Luca Calamai
Mancini, subito una figuraccia. Scelte sbagliate e nessuna idea di gioco. Romano immaturo. Donnarumma il migliore, bene anche Kean. De Bruyne un sorriso per il Napoli