"È stato orrendo. Parlavamo con uno psicologo": Robertson torna sulla morte di Diogo Jota
L'ex terzino del Liverpool, Andy Robertson, è tornato a parlare della morte del compagno di squadra Diogo Jota nel 2025. Una perdita improvvisa, a causa di un incidente stradale, che ha stravolto completamente i Reds, come ha raccontato lo stesso giocatore oggi al Tottenham a 'The Overlap' nonché amico del portoghese scomparso a 28 anni.
Il racconto
"È difficile da descrivere o da parlarne. Quello che abbiamo passato è stato orrendo", ha confidato Robertson. "I nuovi acquisti sono arrivati in un club che aveva il cuore spezzato". Il riferimento va ad Aleksander Isak e Florian Wirtz, su tutti i più pagati: "Mi è dispiaciuto così tanto per questi ragazzi perché avevano firmato, ed erano stati pagati molti soldi, e ci hanno messo mesi per ambientarsi. A noi non importava del calcio. Questa era la verità, non ci importava del calcio perché avevamo appena perso uno dei nostri migliori amici nello spogliatoio".
Il dolore
Il 32enne ha proseguito: "Tutti i calciatori hanno quel furore agonistico e, quando a volte perdi quel furore, non riesci a renderti al meglio. Penso che la scorsa stagione abbiamo perso quel furore. Quando ci ripenso ora, penso che abbiamo perso un po' quella determinazione perché a volte pensavamo: "che senso ha? Guardate cosa sta passando la famiglia di Jota, voglio dire, guardate i suoi bambini...'", ha riflettuto Robertson. "Eravamo in lutto. Alla fine era un nostro amico, per noi non era un calciatore. Era un compagno di squadra, un amico. Per noi è stato incredibilmente difficile". Aggiungendo: "La settimana prima che morisse ero al suo matrimonio. È una delle cose più difficili che ti si possano presentare nella vita: vederlo nel giorno più felice della sua vita e poi la settimana dopo vedere la sua famiglia distrutta".
Quel dettaglio inosservato
Nel calcio ormai è prassi per i calciatori rivolgersi a dei mental coach, così come anche a degli psicologi. Ed è proprio quello che hanno fatto al Liverpool dopo la tragedia di Diogo Jota quello di rivolgersi ad uno specialista: "Avevamo uno psicologo che lavorava comunque al club e ha organizzato dei piccoli gruppi in cui ci si poteva prendere un caffè e parlare. Lo abbiamo fatto parecchie volte e penso che abbia aiutato". Ricordando gli stati d'animo nel 2025: "Alla fine dovevamo giocare a calcio. Non avevamo scelta in merito. Abbiamo cercato di farlo nel miglior modo possibile ed è forse per questo che la scorsa stagione è stata così dura".
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