Messico, secondo pari per Marquez: 1-1 con il Perù. Gli USA travolgono il Cile: rissa finale
Secondo test sulla panchina del Messico per Rafa Márquez e secondo pareggio consecutivo per il Tri. La nazionale messicana ha chiuso sull'1-1 l'amichevole contro il Perù disputata allo Sports Illustrated Stadium del New Jersey davanti a oltre 25.000 spettatori, in una gara nella quale il commissario tecnico ha scelto di dare spazio a diversi volti nuovi.
Rispetto alla precedente sfida contro la Colombia, Márquez ha cambiato completamente l'undici titolare, puntando su una squadra dall'età media molto più bassa. "Era una formazione nuova, con molti giocatori che giocavano insieme per la prima volta. Volevo vedere alcuni elementi in questo tipo di partite e situazioni", ha spiegato l'ex difensore. "Credo nei giovani, altrimenti non avrei avuto il coraggio di schierare una squadra con tanti ragazzi. La nostra età media è di 24 anni, contro i 29 del Perù". Tra le novità l'esordio dal primo minuto del portiere Oscar García, premiato recentemente come miglior estremo difensore della Leagues Cup, oltre alle prime presenze nella ripresa degli attaccanti Santiago Sandoval e Hugo Camberos. Sperimentazione anche in difesa, con Jeremy Márquez adattato sulla fascia destra nonostante il suo ruolo naturale sia quello di centrocampista. Solo panchina per il genoano Vasquez, come per Gianluca Lapadula dall'altra parte.
Dopo un primo tempo dominato territorialmente dal Messico ma povero di occasioni, è stato il Perù a sbloccare il risultato al 26'. Jairo Vélez ha approfittato di un'incertezza difensiva di Jeremy Márquez e ha firmato l'1-0 con un preciso inserimento sul secondo palo. Per il centrocampista dell'Alianza Lima si tratta del quinto gol in sei partite con la maglia della nazionale peruviana nel 2026. La risposta del Messico è arrivata a inizio ripresa: al 49' Guzmán ha trovato il pareggio con un colpo di testa sugli sviluppi di un calcio piazzato, realizzando il suo primo gol con il Tri. Un episodio sul quale il ct del Perù Mano Menezes ha ammesso l'errore della propria squadra: "Abbiamo difeso come se fosse una rimessa laterale, quando invece era più simile a un corner corto. Il giocatore che ha calciato è entrato indisturbato".
Successo invece per gli Stati Uniti di Mauricio Pochettino, che a St. Louis hanno superato il Cile per 4-2 al termine di una gara spettacolare e caratterizzata da una forte tensione nel finale. La nazionale americana ha confermato il grande spazio concesso ai giovani: Mathis Albert è entrato nella storia diventando il più giovane marcatore della storia della USMNT, andando a segno a 17 anni e 140 giorni, mentre il diciottenne Julian Hall ha trovato a sua volta la rete. Dopo il 4-1 rifilato al Perù, gli Stati Uniti hanno così centrato un'altra larga vittoria, ma la serata è stata segnata dalla rissa scoppiata dopo il triplice fischio. La scintilla è nata da un episodio che ha coinvolto il portiere Brian Schwake e il cileno Leandro Hernández: secondo la ricostruzione americana, l'attaccante avrebbe colpito con il piede l'estremo difensore mentre era a terra con il pallone tra le mani.
La reazione di Chris Richards ha acceso gli animi, con diversi giocatori delle due squadre che si sono riversati in campo. Anche Pochettino è intervenuto personalmente per cercare di riportare la calma. "Sono frustrati perché stavano perdendo meritatamente. Ma se vogliono fare fallo sul nostro portiere e calciarlo quando è a terra, non può andare bene", ha commentato Richards. La partita ha avuto anche un significato speciale per Tim Ream, celebrato prima del calcio d'inizio nel suo St. Louis. Il difensore ha confermato il ritiro dalla nazionale statunitense dopo 16 anni: "Sono orgoglioso di aver fatto parte di qualcosa di speciale, ma è il momento di lasciare spazio ai ragazzi più giovani".






