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Deco, il Barça e la rivoluzione della sostenibilità: il mercato blaugrana torna in equilibrio

Michele Pavese
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Michele Pavese
Oggi alle 12:42Calcio estero
08.10.2026 12:42Calcio estero
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Il Barcellona vive una fase di grande entusiasmo. Una squadra giovane, un talento generazionale come Lamine Yamal in piena esplosione e un progetto tecnico che sembra aver trovato finalmente una direzione precisa hanno riportato il club ai vertici del calcio europeo. Gran parte dei riflettori sono puntati su Hansi Flick, considerato il principale artefice della trasformazione di una squadra che, dopo aver dominato in Spagna, cerca ora la consacrazione definitiva in Champions League.

Dietro ai risultati, però, c’è anche il lavoro della dirigenza. In particolare quello di Deco, arrivato alla guida dell’area sportiva con il compito di rimettere ordine dopo anni complicati. Il dirigente portoghese ha puntato su una linea chiara: meno grandi operazioni, più sostenibilità, ingaggi sotto controllo e acquisti mirati per completare una rosa già ricca di giovani provenienti dalla cantera. Il bilancio delle sue tre stagioni è significativo: due campionati spagnoli, due Supercoppe di Spagna e una Coppa del Re, ma il dato più interessante riguarda il mercato. Deco ha dimostrato di non essere legato ai nomi o al passato dei giocatori: nessuno è considerato intoccabile se il progetto lo richiede.

Le partenze di elementi importanti come Dembélé, Lewandowski e Ferran Torres non hanno creato rivolte interne e hanno permesso al club di mantenere una rosa competitiva senza accumulare nuovi squilibri economici.

Un mercato in equilibrio, mentre l’Europa spende

La differenza rispetto alle altre grandi potenze europee emerge soprattutto dai numeri. Nel periodo della gestione Deco, il Barcellona ha speso circa 289,5 milioni di euro per 20 acquisti, incassandone 318 milioni dalle 31 cessioni, con un saldo positivo di circa 28,5 milioni. Un risultato controcorrente rispetto agli altri top club. In Spagna, l’Atletico Madrid presenta un saldo negativo di circa 175 milioni, mentre il Real Madrid arriva a -408,5 milioni nello stesso arco temporale. Anche il Bayern Monaco, considerato uno dei club più virtuosi, ha chiuso con un passivo di oltre 120 milioni.

Il confronto con la Premier League è ancora più netto: Arsenal, Manchester City e Liverpool hanno accumulato investimenti superiori ai 500 milioni di euro di saldo negativo. La strategia del Barça è quindi diversa: valorizzare i giovani, affidarsi alla cantera e intervenire sul mercato solo quando necessario. Gli arrivi di profili come Gordon e Adeyemi rappresentano la filosofia di Deco: giocatori funzionali al sistema, non semplicemente grandi nomi. Dopo anni di spese fuori controllo e difficoltà finanziarie, il Barcellona sembra aver trovato una nuova strada. E il merito, oltre ai risultati di Flick sul campo, passa anche da una gestione sportiva più razionale nei piani alti del club.

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Immagine editoriale di Lorenzo Di Benedetto
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