La finale Marocco-Senegal all'ultimo atto: il TAS deciderà dopo nove mesi di battaglia
A quasi nove mesi dalla controversa sfida tra Marocco e Senegal, il caso è finalmente arrivato davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna, chiamato a decidere chi debba essere considerato il vero vincitore della Coppa d'Africa 2025.
L’udienza, a porte chiuse, vedrà confrontarsi la Federazione senegalese, quella marocchina e la CAF davanti a un collegio composto da tre arbitri: il francese Gérald Simon, presidente della commissione, l’italiano Luigi Fumagalli e il tedesco Ulrich Haas. La decisione non arriverà comunque nella stessa giornata: il TAS ha già fatto sapere che serviranno giorni, o anche settimane, prima del verdetto. Per capire il contenzioso bisogna tornare al 18 gennaio, al Complexe Moulay-Abdellah di Rabat: durante il recupero della finale, sul risultato di 0-0, l’arbitro Jean-Jacques Ndala assegna un rigore al Marocco dopo l’intervento del VAR. Una decisione che scatena la protesta del Senegal: su impulso del commissario tecnico Pape Thiaw, i giocatori lasciano temporaneamente il campo facendo interrompere la partita per circa sedici minuti.
La squadra torna poi sul terreno di gioco, Brahim Diaz fallisce il penalty, e la finale prosegue fino ai supplementari, dove Pape Gueye regala la vittoria al Senegal per 1-0. Ma la partita sportiva lascia immediatamente spazio a quella giudiziaria: in un primo momento la CAF aveva sanzionato alcuni comportamenti senza modificare il risultato. Successivamente, però, il ricorso del Marocco cambia lo scenario: la Corte d’appello della Confederazione africana considera la protesta del Senegal una violazione degli articoli 82 e 84 del regolamento della CAN e assegna la vittoria a tavolino per 3-0 ai marocchini.
Una decisione contestata dalla Federazione senegalese, che dal 25 marzo ha portato il caso davanti al TAS. Il nodo principale del dibattito sarà proprio l’interpretazione degli articoli del regolamento: il Marocco sostiene che una squadra che abbandona il terreno di gioco senza autorizzazione debba essere automaticamente dichiarata sconfitta, indipendentemente dal fatto che sia poi rientrata e che la gara sia terminata regolarmente. La posizione del Senegal è invece differente: la federazione punta sulla Regola 5 dell’IFAB, secondo cui le decisioni dell’arbitro sugli episodi di gioco sono definitive. Ndala, infatti, aveva consentito la ripresa della partita e aveva successivamente omologato il successo senegalese.
Il punto centrale sarà dunque capire se il regolamento disciplinare della CAF possa cancellare a posteriori il risultato deciso sul campo per un episodio avvenuto durante la gara. Le possibili strade per il TAS sono diverse: confermare la decisione della CAF e quindi assegnare definitivamente il titolo al Marocco, annullarla restituendo il trofeo al Senegal oppure adottare una soluzione intermedia rinviando il caso agli organi competenti. Qualunque sarà il verdetto, la finale di Rabat resterà una delle vicende più controverse nella storia recente della Coppa d’Africa. A nove mesi dal fischio finale, infatti, la partita non è ancora terminata.
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